Art e Dossier

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Alla scoperta dello Sterminator Vesevo: una mostra a Napoli

categoria: Blog
2 September 2019

Vesuvio quotidiano_Vesuvio universale

Napoli
Certosa di San Martino

 

È arrivata a Napoli nello scenario incantato e barocco della Certosa di San Martino, uno degli edifici più amati dai napoletani, una mostra che ha come oggetto uno dei simboli della città: il Vesuvio. Da sempre uno dei luoghi di maggior fonte d’ispirazione per importanti artisti e scrittori: ne parlò già Plinio nel lontano 79 d.C., Goethe nel suo Viaggio in Italia, ma a restarne spaventato ed allo stesso tempo affascinato fu soprattutto Leopardi, che nel 1836 gli attribuì il titolo di Sterminator Vesevo nella sua ultima lirica. Il titolo dell’esposizione Vesuvio quotidiano. Vesuvio Universale nasce e s’ispira a una mostra di Stefano Di Stasio, Vesuvio quotidiano, ed al racconto di Maria Pace Ottieri Vesuvio universale. Un viaggio tra circa cento opere dal Cinquecento ad oggi, curato dalla direttrice del Polo museale campano Anna Imponente, che rappresenta ed esprime le sensazioni, la paura della presenza incombente del vulcano ed il rapporto che Napoli ed i suoi abitanti hanno con esso. Ad accogliere gli spettatori e ad introdurli all’evento nel cortile sono due sculture di Bizhan Bassiri Meteoriti nel cortile (2006) ed Evaporazione rossa (2013), una sorta di astro che domina la navata della Chiesa monumentale. Una mostra che fin da subito ci riporta in un’altra epoca, dove gli esploratori non utilizzavano gli smartphones per orientarsi, ma osservavano la topografia; il primo spazio che si incontra, infatti, è quello dedicato alla cartografia cinquecentesca fra cui spicca la preziosa stampa di Athanasius Kircher, tratta da Mundus supterraneus che presenta la particolare immagine di un Vesuvio in sezione. Si prosegue con opere come L’eruzione del Vesuvio del 1631 di Micco Spadaro, ritraente la processione di San Gennaro che si tenne a Napoli con la partecipazione della nobiltà napoletana e di una vasta massa di popolo, per poi poter ammirare in una sala esclusivamente dedicata, una serie di immagini del paesaggio vesuviano di Giuseppe de Nittis. Da non perdere è sicuramente la collezione di oltre cento lavori tra acquerelli e stampe che ritraggono l'immagine del Vesuvio, donata nel 1956 dal mecenate Aldo Caselli. A rendere ancor più suggestiva la mostra è sicuramente la presenza di opere moderne e contemporanee che dialogano con quelle antiche, consentendo di fare un raffronto tra esse; le più celebri a susseguirsi sono Tutto nero di Alberto Burri (1956), il notissimo ritratto Vesuvius di Andy Warhol (1985) che come diceva l’artista ritrae il vulcano “più grande del mito, una cosa terribilmente reale”, il Senza titolo di Jannis Kounellis (1996) in cui l’elemento del carbone simboleggia la materia povere. Saranno ben felici di ammirare l’esposizione anche gli appassionati di fotografia, grazie alla presenza delle foto di Antonio Biasiucci, maestro degli scatti sui vulcani attivi in Italia e del Vesuvio in particolare, di Giovanni De Angelis, che con Volcano rimanda al cratere come simbolo di improvvisi cambiamenti, di Maurizio Esposito, che ha saputo catturare le immagini dei roghi che nel recente 2017 hanno devastato il Parco nazionale del Vesuvio, ed una “cartolina” di Riccarda Rodinò di Miglione, caratterizzata da un gioco di riflessi nelle acque del Golfo. Durante il percorso della mostra, in un piccolo ambiente, è possibile fare una piccola pausa ed assistere alla proiezione del cortometraggio di Maya Schweizer, “Insolite, realizzato con la collaborazione del Goethe Institute: una suggestiva sequenza di immagini del Vesuvio attuali in dialogo con quelle dell’ultima eruzione avvenuta nel 1944. Un viaggio immaginifico ed emozionante quello che ci consente di fare questa mostra, dando la possibilità di comprendere l’odi et amo che da sempre contraddistingue il rapporto tra i napoletani ed il loro simbolo. È possibile restare affascinati dai ritratti della potenza di questo vulcano tutti i giorni tranne il mercoledì fino al 29 settembre di quest’anno.