Art e Dossier

Banner1_RobertoPapini_StefaniaPinsoneHD.jpg
Banner1_RobertoPapini_StefaniaPinsoneHD.jpg

Big data Art. L'arte di Refik Anadol

categoria: Blog
16 novembre 2020

Refik Anadol, artista turco classe 1985, con l’aiuto dell'intelligenza artificiale realizza quelli che lui definisce “data painting” o “data sculptures”, installazioni site-specific che indagano la zona grigia che separa il fisico dal digitale. A partire dal 2014 stabilisce il suo studio a Los Angeles e inizia una collaborazione con architetti, data e computer scientists, neuroscienziati, musicisti e storytellers per cercare una risposta a questioni attuali ridefinendo i concetti di estetica, tecnica e percezione tramite il connubio arte-scienza. Nel 2018 espone alla Pilevneli Gallery di Istanbul Melting Memories, un’installazione con un enorme schermo LED e schiuma rigida frescata CNC sul quale viene visualizzato il momento stesso del ricordo. Collaborando con il Neuroscape Laboratory dell’Università della California crea un’opera che, sfruttando i dati delle encefalografie per comprendere la natura degli impulsi della memoria all’interno del cervello umano, restituisce la materialità di un processo totalmente immateriale. In questo modo, l’AI (intelligenza artificiale) unisce conscio e inconscio e permette di vedere la continua rielaborazione che costantemente riscrive la memoria e la rende materia fluida. In tutta la sua produzione l’artista utilizza i dati come pigmento, la mente assistita dall’intelligenza artificiale come pennello e le architetture come tele.  Da Wind of Istanbul (2017) che raccoglie i dati di innumerevoli sensori di vento trasformati tramite un algoritmo in una composizione cromatica ad Archive Dreaming (2017), la prima installazione AI nel mondo che permettere di esplorare 1,7 milioni di documenti di più di 270 anni di storia, a Bosphorus (2019), una proiezione rielaborata dei dati di radar ad alta frequenza sulla superficie del Mar di Marmara: i dati diventano veramente conoscenza soltanto nel momento in cui se ne può fare esperienza.  Nei primi giorni di ottobre 2020 presenta l’ultimo suo progetto, Quantum Memories, un’opera unica commissionata dalla National Gallery of Victoria di Melbourne per la NGVTriennial.  Definita dall’artista stesso come la prima “quantum computing data sculpture”, questa opera d’arte, frutto di un’intensa ricerca presso il Google AI Quantum, utilizzerà 200 milioni di foto di ambienti naturali per rendere accessibile e visibile come la computazione quantistica lavori e si applichi. Un’opera, questa, che rappresenta l’ultima tappa di una ricerca artistica che ha fatto di un connotato ormai ineludibile della nostra realtà contemporanea, i big data, la chiave per aprire nuove strade di sperimentazione creativa.

Maria Grazia Corazzolla