Art e Dossier

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Come l’arte incontra la letteratura: Carlo Levi e la figura del pittore-scrittore

categoria: Blog
12 ottobre 2020

Negli anni Venti del Novecento, un giovane aspirante medico intraprendeva una nuova strada nel mondo dell’arte spinto dal fascino del panorama culturale, nonché da uno spiccato talento che in breve lo portarono a diventare una figura di rilievo nell’Italia del tempo. L’allora appena ventenne Carlo Levi fu introdotto da un altro giovane coetaneo dalla forte personalità, Piero Gobetti, alla redazione della rivista di stampo socialista “La Rivoluzione Liberale” e alla cerchia di artisti dell’avanguardia pittorica torinese che facevano capo a Felice Casorati. Così ebbe inizio l’avventura artistico-letteraria che portò Carlo Leviad incontrare l’editore Einaudi, con il quale pubblicherà i suoi romanzi, e il Gruppo dei seiche, attraverso uno stile pittorico innovativo, cercavano di opporsi a quello più tipicamente accademico particolarmente in voga nel Novecento. Attento alle questioni politiche, sociali e culturali dell’Italia del suo tempo, Carlo Levi è riuscito, con uno sguardo di chiara lucidità, ad esprimersi attraverso una scrittura e una pittura particolarmente iconografica; la continua ricerca di sé emerse nei soggetti da lui ritratti e nei personaggi dei suoi romanzi descritti, i quali divennero un modo del tutto personale di rivelarsi al mondo. Un linguaggio pittorico moderno, influenzato dalla Scuola di Parigi, veniva declinato sotto la lente della storia italiana. Se i quadri della produzione dei primi anni furono caratterizzati da figure immortalate in uno stato come di “congelamento”, inserite in uno spazio temporale lontano dal presente politico e sociale di allora; fu l’evento del confino in Lucania, a seguito dell’arresto nel 1935 per sospetta attività antifascista, a determinare un netto cambiamento pittorico e stilistico. La sua produzione artistico-letteraria fu caratterizzata da un nuovo linguaggio, derivato dalla presa di coscienza delle condizioni di vita di una parte della società italiana quasi completamente dimenticata. Levi rimase infatti affascinato e sconvolto dall’arretratezza e dalle arcaiche tradizioni che caratterizzavano quei paesi sperduti tra i monti lucani; egli attraverso i suoi scritti e i suoi quadri si fece portavoce di quegli usi e costumi, attuando un vero e proprio lavoro antropologico. I contenuti sociali divennero centrali nella sua arte, che vide la fusione indissolubile del Carlo Levi pittore con quella del Carlo Levi scrittore: due anime di una sola persona perennemente intrecciate, in grado di esprimere in modo diverso ma anche univoco il suo amore per l’arte e per il suo Paese.

Silvia Prastaro
Studente del Master Management dell’Arte e dei Beni Culturali
Giunti Academy