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Cronache aquilane. Il restauro di Santa Maria del Soccorso, il fascino della croce greca

categoria: Blog
30 ottobre 2019

Prima grande riconsegna al pubblico nell’anno del decennale dal sisma, che nel 2009 colpì la città dell’Aquila, il complesso architettonico di Santa Maria del Soccorso e dell’attiguo Convento dei frati benedettini olivetani di Siena, si presenta agli occhi dei visitatori con caratteristiche di unicità e punte di rara bellezza, dopo un impegnativo intervento di restauro di tre anni. La chiesa, la cui fondazione risale al 1467 ed è di poco precedente a quella del convento, è situata al di fuori delle mura urbiche, su una collina ricca di vigneti e orti, e nacque grazie alla devozione popolare per l’immagine di una madonnina miracolosa, andando ad ampliare una cappella, anch’essa costruita ad hoc, che si rivelò presto inadeguata ad accogliere il gran numero di fedeli. La particolarità della struttura, uno dei pochi edifici religiosi di fondazione tardo quattrocentesca presente nel territorio della città dell’Aquila, è insita nel suo impianto a croce greca, ad ala unica, nella sua facciata a striscie orizzontali bicrome in pietra locale, che ispirano un raccordo tra la tendenza di origine senese, portata dagli olivetani, e la qualità materica di Santa Maria di Collemaggio. I suoi interni, piuttosto austeri e dominati da una componente bianca, colpiscono per la sovrapposizione del gotico italiano ad un nuovo Rinascimento ancora in divenire. L’antistante piazza degli Olivetani prende il nome dal convento, unico in Abruzzo, che l’ordine toscano prese in custodia nel 1497. Costruito attorno al chiostro quadrangolare di colonne monolitiche con capitelli, tra i più belli della città, e dotato di ampio giardino, il convento, così come la chiesa, è stato oggetto di un complesso intervento di restauro.

Queste, le caratteristiche dettagliate del progetto di consolidamento e di restauro:

A cura del: Segretariato Regionale MiBAC per l’Abruzzo

Finanziamento complessivo lordo: 3,600.000 €

Avvio dei lavori: maggio 2016

RUP: Arch. Antonello Garofalo.

Responsabile del restauro architettonico: Arch. Franco De Vitis

Responsabile del restauro storico artistico: Dott.ssa Biancamaria Colasacco

Direttori dei lavori: Walter Rosa.

Elenco degli interventi:

  • rimozione, pezzo per pezzo, della volta d’ingresso e della parte superiore della facciata della Chiesa, numerandone le pietre
  • consolidamento, con tralicciato in acciaio, che ora collega la facciata al corpo dell’edificio
  • ricollocazione delle pietre della facciata e della volta
  • restauro e consolidamento delle strutture murarie della navata centrale
  • rinforzo delle volte con materiali in fibra e realizzazione di nuove coperture in legno
  • inserimento di strutture metalliche e in pultruso
  • realizzazione di adeguamenti impiantistici
  • realizzazione di una rampa per il superamento delle barriere architettoniche
  • ripristino del campanile con riposizionamento degli elementi lapidei della muratura
  • restauro e consolidamento delle superfici affrescate, delle sculture, degli apparati decorativi e della facciata
  • restauro pavimentazione in cotto dei locali del Convento
  • demolizione di superfetazioni edilizie all’interno dei locali del Convento e all’interno del giardino (Chiostro)
  • riapertura dei fonici del porticato e realizzazione di una pavimentazione lapidea bicromatica dell’attuale giardino
  • revisione delle strutture portanti e non portanti dei tetti con sostituzione di elementi strutturali
  • riprese di intonaci esterni a più strati e sostituzione degli infissi
  • sarciture di lesioni sulle murature portanti
  • ripristino del parapetto esistente tramite cuci e scuci dei muretti in mattoni, con rifacimento delle ringhiere in ferro lavorato
  • lavoro di sottofondazione di una porzione di edificio mediante micropali

 

L’attenzione e lo stupore, da parte di tante persone che vengono a visitare L’Aquila oggi, non può che confermare come questo complesso intervento, insieme agli altri qui presentati e a quelli che verranno, concorra alla scrittura di una delle pagine più felici per la storia recente del restauro italiano. Ora più che mai, però, si rende necessario che il patrimonio, tornato a disposizione di tutti, non resti sconosciuto. 

Iacopo Iapadre