Art e Dossier

Il Mast denuncia l’impatto dell’uomo sulla natura

categoria: Blog
30 ottobre 2019

Anthropocene

Bologna
Mast

L’invasione della plastica, lo sfruttamento dei campi, la deforestazione e l’eccesso di CO2. Di cosa dobbiamo ritenerci veri responsabili? Questa è la profondissima domanda che il Mast di Bologna vuole porre ai suoi visitatori attraverso fotografie a grande formato, video, murales, realtà aumentata, docufilm e installazioni site specific. Dal 16 maggio 2019 al 5 gennaio 2020, il Mast diventa teatro di Anthropocene: la mostra-denuncia – a cura di Urs Stahel, Sophie Hackett e Andrea Kunard – è opera del famoso trio canadese Burtynsky, Baichwal e Nicholas de Pencier. Figlia del progetto che ha debuttato in Canada lo scorso settembre 2018 – con il film Anthropocene: the human epoch – la mostra si basa sulle ricerche dell’Anthropocene Working Group volto a dimostrare come l’essere umano abbia portato il pianeta oltre i suoi limiti naturali, passando dall’Olocene – attuale epoca geologica iniziata circa 11.700 anni fa – all’Antropocene. La ricerca, da molti non condivisa ma in linea con le attuali teorie sul Climate change, mostra l’effetto impattante e dominatore dell’uomo sulla natura.Tra le sale del Mast infatti, prendono vita – nel loro essere multimediali – immagini forti dal contenuto scioccante: dall’industrializzazione ormai inarrestabile alle barriere frangiflutti cinesi, dalla devastazione della Grande barriera corallina australiana alle surreali vasche di evaporazione del litio nel Deserto di Atacama; il bel marmo di Carrara affiancato alle psichedeliche miniere di potassio nei Monti Urali; per poi arrivare a trattare lo sterminio di specie in via d’estinzione e il Kenya ridotto a una pietosa discarica di plastica. E ancora, si va dalle raffinerie di petrolio a Houston al rogo a Nairobi di zanne d’elefante confiscate ai bracconieri; senza tralasciare alcuni reportage sulla piaga delle calamità naturali. In questo viaggio intorno al mondo “antropologizzato”, non solo si vuole accrescere il senso di sviluppo sostenibile, ma anche scatenare nel visitatore un meccanismo di sensibilizzazione civica e morale sul tema. L’uso della fotogrammetria, l’effetto rallenty, il materiale filmico in realtà aumentata e l’App Avara consentono di sperimentare una dimensione che contiene e al tempo stesso travalica le immagini fotografiche e i video tradizionali. Il mezzo potentissimo delle arti visive si mette così a servizio di questo mondo sbagliato e alterato, permettendoci di comprendere alcuni dei luoghi simbolo dell’emergenza ambientale e vedere sotto un’altra prospettiva quello che comunemente chiamiamo progresso. Così concepita Anthropocene è una richiesta di ascolto e di cura, il manifesto dell’incoscienza dell’uomo sulla Terra.

Giorgia Anselmi