Art e Dossier

Il mondo dell’arte riflette su se stesso: crisi come opportunità di cambiamento

categoria: Blog
12 ottobre 2020

Il Covid-19 ha stravolto le nostre vite, modificando le nostre abitudini e conducendo a un arrestoforzatodella nostra quotidianità. Se da una parte questo ha danneggiato il regolare svolgimento delle attività culturali, dall’altra ha fornito il pretesto per poter usufruire di questo tempo per riflettere in maniera autocritica e costruttiva. Buona parte del mondo dell’arte si è improvvisamente dovuto svegliare dal lungo sonno in cui era caduto e rendersi conto di aver trascurato alcuni aspetti imprescindibili per la sua sopravvivenza, come la comunicazione e la divulgazione dei propri contenuti attraverso la tecnologia, nonché l’importanza di una fruizione culturale meno caotica e superficiale. Nonostante alcune realtà culturali nazionali e internazionali fossero già dotate di un piano di comunicazione digitale - in alcuni casi anche efficace - è inutile negare che prima della pandemia in molti non si erano mai cimentati in una trasmissione adeguata della propria offerta culturale, mentre altri, pur applicandosi, non avevano mai prestato particolare attenzione alle proprie scelte. Inevitabilmente, con il lockdown, è invece diventata un’assoluta priorità coinvolgere il proprio pubblico offrendo contenuti qualitativamente alti, ma non tutti ci sono riusciti e molti si sono dimostrati impreparati; questo è accaduto sia per le grandi realtà che per quelle medio-piccole, indistintamente. Un’altra tra le criticità già latenti in questo settore, emersa con evidenza grazie all’isolamento imposto dalla crisi sanitaria, è quella del sovraffollamento in alcuni musei e siti di interesse culturale, tra cui i maggiori esempi in Italia sono certamente i Musei Vaticani e le Gallerie degli Uffizi, mentre per l’estero non si può non menzionare il caso del Louvre di Parigi, il più visitato al mondo. Alla loro riapertura, l’ingresso contingentato - imposto per consentire il rispetto delle norme igieniche - ha reso possibile garantire una fruizione culturale lenta e controllata, un vero e proprio sogno per gli amanti dell’arte che fino a quel momento avevano dovuto farsi largo tra una folla ingestibile di visitatori e turisti. Le interminabili code che si formavano di fronte ai Musei Vaticani e alle Gallerie degli Uffizi sono ormai un ricordo, e il Louvre dice finalmente addio agli assembramenti di visitatori davanti alla Gioconda, limitando gli ingressi alla sala e la permanenza di fronte alla famosa opera vinciana. Considerando dunque che il fenomeno dell’overtourism potrebbe non ripresentarsi per anni, è questo il momento giusto per ridisegnare le sorti del mondo dell’arte, dando priorità al pubblico e alle sue reali esigenze.  

Sara Migliorini

Studente del Master Management dell’Arte e dei Beni Culturali

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