Art e Dossier

La Firenze di Giovanni e Telemaco Signorini

categoria: Blog
30 ottobre 2019
Firenze
Palazzo Antinori

Palazzo Antinori a Firenze ospita per la prima volta nella propria storia un’interessante mostra dedicata alla pittura di Giovanni e Telemaco Signorini. Inaugurata il 19 settembre scorso, l'esposizione sarà visitabile fino al 10 novembre, dando la possibilità al visitatore non solo di immergersi in una retrospettiva della Firenze dell’epoca, ma anche – in via del tutto eccezionale! – di poter curiosare nei saloni storici del piano nobile del palazzo, tuttora abitato dalla famiglia Antinori. La cornice che fa da sfondo e accoglie le opere è essa stessa motivo di visita: il palazzo infatti rappresenta uno dei più illustri esempi di architettura rinascimentale fiorentina. Acquistato nel 1506 da Niccolò di Tommaso Antinori, uno dei più promettenti e influenti uomini della Firenze del tempo, il palazzo Antinori fu costruito tra il 1461 e il 1469 dall’architetto Giuliano da Maiano, allievo di Brunelleschi, e successivamente, nel 1520, fu impreziosito da un giardino creato da Baccio D’Agnolo. Da quel momento il palazzo è la residenza della famiglia Antinori nonché “quartier generale” delle attività imprenditoriali, in particolare rivolte alla produzione e al commercio del vino. Risale all’anno 1385 infatti il primo documento che attesta l’iscrizione della famiglia Antinori all’Arte dei Vinattieri. Il progetto della mostra La Firenze di Giovanni e Telemaco Signorini a palazzo Antinori nasce in seguito alla scoperta di un carteggio inedito tra i due fratelli Signorini, Telemaco e Paolo, con il padre Giovanni. La curatela non poteva che essere affidata all’Istituto Matteucci (nelle persone di Elisabetta Matteucci e Silvio Balloni) punto di riferimento nazionale e internazionale della pittura macchiaiola.Se già Giovanni Signorini (1810-1862) si era guadagnato il titolo di “Canaletto fiorentino” per le sue spiccate qualità vedutistiche, anche Telemaco (1835-1901) mantiene alta la reputazione del padre continuando ad annoverarsi tra gli artisti prediletti di Leopoldo II, granduca di Toscana.La mostra La Firenze di Giovanni e Telemaco Signorini è dunque dedicata proprio a queste suggestive vedute della “città gioiello” dei Signorini padre e figlio, affiancate e messe a confronto con opere di altri artisti tra cui Giovan Pietro Vieusseux, Pietro Giordani, Carlo Lorenzini, Diego Martelli, potendo così documentare l’evoluzione della pittura di paesaggio in Toscana, partendo dalla raffigurazione tardo romantica per arrivare all’estetica macchiaiola, di cui Signorini figlio fu uno dei protagonisti di spicco. La rassegna vanta oltre sessanta dipinti suddivisi in otto sezioni: le vedute di scene con carrozze trainate da cavalli, botteghe, mercati e piazze raccontano una Firenze ottocentesca a ridosso del suo periodo di “ammodernamento” nel quale la città si spoglia del suo manto medievale per indossare la veste di Capitale d’Italia. Ammodernamento, questo, non ben accolto da Telemaco Signorini, che documentò in modo fedele e un po’ sentimentale, quella Firenze destinata a scomparire.  E dunque, durante il percorso di visita, siamo invitati a scorgere, tra la sala da pranzo e il salotto, le vedute dipinte di una Firenze com’era, avvolta in un’aura di fascinazione e incanto, come se il tempo si fosse fermato, tanto nelle pitture quanto nelle stanze circostanti. E respirando un’aria di tenerezza e meraviglia, ci scopriamo a riconoscere la veduta di Ponte alle Grazie ancora dotato di quelle piccole costruzioni in muratura in corrispondenza di ciascun pilone, oppure a stento identifichiamo la chiesa di Santa Croce a rustico, priva dell’odierna facciata marmorea, e la vista corre lontana, fino ai lungarni stranamente non urbanizzati, quasi indistinguibili, immersi nella campagna, in una quieta atmosfera agreste. La mostra La Firenze di Giovanni e Telemaco Signorini a palazzo Antinori è pertanto un’occasione unica per astrarci dalla frenesia della città, dedicando del tempo ad un’esposizione che ci sveli quella stessa città come non l’abbiamo mai vista.

Candida Calosi