Art e Dossier

La leggenda del cavaliere che a Venezia trovò la sventura

categoria: Blog
12 ottobre 2020
Venezia

Venezia e le leggende popolari sono un binomio tanto intenso quanto nascosto. Rifuggendo dalla trafficata San Marco o dal ponte di Rialto ci sono angoli in cui il tempo è fermo, cristallizzato sia dalla natura defilata di questi luoghi che dalle leggende a essi legate. La storia qui raccontata ha teatro proprio in una di queste corti nascoste, o “corti sconte”, come si dice nel colorito dialetto locale. La corte Morosinasi nasconde tra le calli della zona di Rialto, nei pressi della casa di Marco Polo. Imboccando infatti calle stretta Morosini dalla vicina Chiesa di San Giovanni Crisostomo, dopo un paio di svolte si arriva a un arco con un suggestivo rilievo che rimanda ai tempi delle crociate, tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo, raffigurante uno scudo e un elmo templare.  Attraversato il passaggio ci si ritrova in una corte dall’aria medievale, con pavimento in cotto, scale esterne, architetture orientaleggianti e pareti ormai buffamente incurvate dallo scorrere del tempo. Con i suoi toni di rosso esaltati dal sole, la corte Morosina non ha ulteriori strade d’accesso, motivo per il quale rimane isolata dal flusso turistico. Sulla corte dà uno dei palazzi della famiglia Morosini, la stessa celebre casata veneziana che solo qualche secolo più tardi avrebbe dato i natali a uno dei più grandi dogi della storia della Serenissima, Francesco Morosini detto “il Peloponnesiaco”. È dunque proprio in questi spazi suggestivi che è ambientata una leggenda curiosa. Un giovane dell’ordine dei templaritransitava a Venezia, di ritorno dalla Terra Santa, recando nell’elsa della sua spada una preziosa reliquia, un frammento della Sacra Croce. Nella città lagunare conobbe un Morosini e la sorella, che decisero di ospitarlo nel palazzo di famiglia, dove il santo cavaliere s’innamorò della donna dimenticando l’importanza della sua missione. E fu qui che l’inganno si svelò: i due non erano fratello e sorella ma amanti, e approfittando della distrazione del cavaliere lo derubarono della preziosa reliquia e fuggirono. Disperato, il templare per tante notti vagò per quella corte e per la città, alla ricerca di chi l’aveva tradito; se ne potevano udire le imprecazioni e i lamenti. Finché, un mattino, proprio all’ingresso di quella corte sventurata, vennero trovati la sua armatura e il suo elmo. Di lui, nessuno seppe più nulla.

Damiano Fantuz

Studente del Master Management dell’Arte e dei Beni Culturali

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