Art e Dossier

Make art not war: Obey in mostra a Firenze

categoria: Blog
2 settembre 2019

Make art not war

Firenze
Palazzo Medici Riccardi

Dall’8 luglio al 20 ottobre, nella suggestiva cornice di Palazzo Medici Riccardi a Firenze, saranno esposte le opere di Shepard Fairey – in arte Obey – in occasione della mostra Make art not war prodotta ed organizzata dall’Associazione MetaMorfosi con il sostegno della regione Toscana ed il patrocinio della Città Metropolitana di Firenze. Il percorso espositivo si articola attraverso quattro macro-aree – donna, ambiente, pace e cultura – per fornire al visitatore un sunto ragionato delle tematiche, dei media espressivi e dell’estetica che caratterizza la variegata produzione di Obey. L’artista americano, infatti, sfugge ad una caratterizzazione univoca del suo personaggio e della sua produzione artistica ponendosi, con le sue opere e con le proprie azioni, in una terra di mezzo fra l’arte più istituzionale ed una più “popolare”, fra la street art canonica come espressione estetica e di dissenso e la riproduzione seriale delle immagini tipica di un sistema industriale. Inevitabilmente, così come il proprio autore anche le opere esposte sono difficilmente classificabili all’interno di un’unica categoria, dal momento che Obey attinge ai media ed ai linguaggi espressivi della propaganda – con precisi riferimenti alle grafiche sovietiche di Rodčenko ed ai manifesti elettorali in uso nel continente sudamericano – e della pubblicità di massa risemantizzando i significanti. La contaminazione tuttavia non si ferma qui, ulteriori rimandi e prestiti arrivano dalla produzione di cover di album musicali, dalla cultura dello skateboard, dalla grafica di poster cinematografici e locandine di spettacolo e così via. Nonostante questo melting pot espressivo, Obey è stato in grado, nel corso della sua trentennale carriera artistica, di costruire un’estetica immediatamente riconoscibile – alla maniera tipica dei grandi brand multinazionali – allo scopo di produrre simboli politici facilmente identificabili, condivisibili e replicabili. È così possibile riconoscere un’idea precisa del ruolo dell’artista che decide di applicare la propria militanza alla costruzione di icone che abbiano la forza visiva e la carica espressiva per essere impugnate come insegne del cambiamento sociale, politico, ecologico – in questo senso è lampante il riferimento al sostegno che Shepard diede con le sue opere alla campagna elettorale di Barack Obama nel 2008. Attraversando le sale della mostra a palazzo Medici si intuisce come la produzione artistica di Obey miri alla riappropriazione popolare dello spazio urbano – tema caro nella tradizione della street art – sfruttando sapientemente il lessico tipico della cultura mainstream per comunicare, tuttavia, messaggi dissonanti, ironici, spiazzanti: una sorta di “propaganda alla rovescia”. Il visitatore, dunque, ha la possibilità di fruire di un’eccellente esperienza estetica e, allo stesso tempo, viene spinto ad una riflessione profonda sulla comunicazione di massa moderna e sulla sua influenza nell’immaginario collettivo. La mostra rimarrà esposta nelle sale adiacenti al cortile di palazzo Medici Riccardi fino al 20 ottobre ed il biglietto d’ingresso è compreso in quello del museo.

Francesco Serao

Master Management dell'Arte e dei Beni Culturali
Giunti Academy
2019

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