Art e Dossier

MAXXI L’Aquila, un laboratorio per il futuro

categoria: Blog
12 ottobre 2020
L’Aquila

Una stretta collaborazione interistituzionale, un restauro prestigioso e l’aspettativa che accompagna l’inizio di ogni nuova storia: tutto questo riguarda l’attesa apertura del MAXXI- L’Aquila.
Le visite guidate al settecentesco Palazzo Ardinghelli, appena restaurato, sono state realizzate dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, aperto in preview il 5 e 6 settembre. L’apertura al pubblico è prevista per il 30 ottobre sarà possibilegrazie ad proficuo e continuativo rapporto tra le numerose realtà coinvolte nel progetto, fin dalla sua genesi: la Fondazione MAXXI, punto di riferimento romano e nazionale delle arti contemporanee, il Mibact e la Soprintendenza unitamente al comune dell’Aquila, come principali sostenitori del progetto di rilancio dell’entroterra abruzzese, e la Federazione del Governo Russo, che ha sostenuto le spese di restauro della sede scelta con 7,2 milioni di euro. Per la prima volta viene messa in pratica la metodologia del museo satellite, che ha come scopo l’istituzione di una sede decentrata di una grande realtà museale, all’interno di un contesto territoriale talvolta depresso.  Obiettivo di questo tipo di progetto è quello di dare visibilità, con un allestimento permanente o temporaneo, ad opere che troppo spesso restano per decenni sepolte nei depositi dei musei e quindi rigenerare la vita culturale ed economica di una determinata zona geografica. Ma a questi i detrattori di tali propositi da sempre oppongono un’eccessiva spettacolarizzazione del progetto, invasiva per il territorio e soprattutto dispendiosa - poiché molto spesso sostenuta da fondi pubblici- a causa dei progetti architettonici delle archistar chiamate a realizzarle, che raggiungono facilmente prezzi molto elevati, come è accaduto per celebri casi di brand museali quali il Guggheneim e il Louvre. Il MAXXI, che quest’anno compie dieci anni di attività, è sempre stata un’istituzione dedita alla sperimentazione, alla cura del pubblico e al suo coinvolgimento a più livelli all’interno dei propri spazi. A questo proposito la presidente della Fondazione MAXXI Giovanna Melandri in occasione di un’intervista, rilasciata a una televisione locale durante l’inaugurazione di Palazzo Ardinghelli, ha definito il progetto aquilano un “Laboratorio per il futuro”, a dimostrazione di una precisa volontà di sperimentare un linguaggio nuovo, a servizio del territorio. A questa “bottega del contemporaneo” vengono affidate preziose opere della collezione del MAXXI, ma alcune sono state realizzate appositamente per l’occasione da artisti di fama internazionale: Elisabetta Benassi, Daniela De Lorenzo, Alberto Garutti, Nunzio, Ettore Spalletti e Anastasia Potemkina, cui si aggiungono due progetti fotografici originali di Paolo Pellegrin e quello di Stefano Cerio. Il progetto del museo satellite aquilano appare a prima vista più “discreto” dei suoi colleghi internazionali - Guggheneim di Bilbao, Centre Pompidou di Metz, Louvre di Abu Dhabi e Lens - e risulta quindi più rispettoso del contesto in cui sorge. Il restauro di Palazzo Ardinghelli permette al grande brand di entrare in punta di piedi nella vita di un’area geografica da sempre caratterizzata da un profondo senso di appartenenza, nonostante i traumi subiti nel corso dei secoli, così come dimostra la storia dello stesso palazzo. A dispetto delle difficoltà incontrate, il territorio dell’Aquila si erge fiero, con il viso rivolto al futuro ma con un grande passato alle spalle: il restauro - filologico e di qualità, pertanto prestigioso e premiato - della Basilica di Collemaggio, la candidatura a città europea della cultura per il 2022, l’iscrizione della Perdonanza Celestiniana nella Lista del Patrimonio Immateriale dell’UNESCO dal 2019, sono solo alcuni sintomi di questa impetuosa voglia di riacquistare la propria voce. Ciò che ci si augura è quindi che il MAXXI L’Aquila sostenga con passione questo progetto: fornire ad un territorio che ha una grande voglia di raccontarsi gli strumenti adatti a farlo, affinché diventi un punto di riferimento nazionale per un nuovo dialogo sull’arte contemporanea.

Lorenza D'Urbano

Studente del Master Management dell’Arte e dei Beni Culturali

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