Art e Dossier

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Novecento privato. Da De Chirico a Vedova

categoria: In galleria
17 gennaio – 29 febbraio 2020
Milano
Galleria Bottegantica

I “gioielli” più preziosi sono la grande tela di Massimo Campigli – che, nel 1954, fu chiamato assieme ad altri artisti a reinterpretare opere iconiche del passato, e scelse Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte – e Fides di Adolfo Wildt, un marmo bianco con la superficie così levigata da assomigliare quasi a una cera – caratteristica tecnica che rende le sue sculture immediatamente riconoscibili – e raffigurante la testa di un ragazzino dall’aria stupefatta, con la fronte cinta da una corona di spine. Attorno a questi due capolavori si sviluppa la mostra Novecento privato, a cura di Stefano Bosi, Valerio Mazzetti Rossi e del direttore Enzo Savoia, visitabile fino al 29 febbraio alla galleria Bottegantica di Milano. Proprio quegli spazi di via Manzoni dal 1946 ospitarono la celebre Galleria del Naviglio, un presidio che per più di mezzo secolo promosse l’arte italiana e le avanguardie europee, fino al trasferimento in un’altra sede nel 2011, con subentro della nuova attività di Enzo Savoia. Sulle finalità commerciali dell’operazione di Bottegantica – che pure non mancano, trattandosi di una galleria privata – prevale un’impostazione fortemente culturale, testimoniata anche dalla predisposizione di apparati didattici rivolti al grande pubblico e dalla possibilità di partecipare a visite guidate finalizzate a illustrare la mostra e a svelare i dettagli e la storia delle singole opere. La selezione di trenta tra dipinti, bozzetti, disegni e sculture, tutti di qualità straordinaria, va a formare una sintetica panoramica sull’arte del Secolo Breve evocato nel titolo, partendo dai lavori più antichi nei quali si trova ancora traccia degli stili ottocenteschi – per esempio nel quasi divisionista Paesaggio lombardo di Umberto Boccioni del 1908 –, per poi evocare un ormai passato Futurismo con opere di Giacomo Balla che risalgono alla metà degli anni Venti e con l’aeropittura di Tullio Crali. Si sfiora l’arte del Ventennio con uno straordinario ed enorme bozzetto di Mario Sironi (1924 circa) realizzato per il mosaico del Palazzo di Giustizia di Milano. E poi i De Chirico – coincidenza vuole che proprio uno dei due autoritratti fosse già stato esposto alla Galleria del Naviglio nel 1952 – e il Vedova: lavori che vogliono rappresentare un omaggio alle rispettive monografiche in corso a Palazzo Reale, sempre a Milano. La mostra è costruita a partire dai nuclei di due prestigiose collezioni private, con “inserti” più recenti scelti dal gallerista: “quei quadri del secolo trascorso emergono dal chiuso di sale private, frutto di una lunga raccolta da parte dei proprietari, che in quelle opere hanno segretamente riposto i propri gusti, le loro passioni, le idiosincrasie e gli eccessi, i momenti di ricerca e di felicità”, scrive Fabio Benzi in catalogo. Un solo lavoro oltrepassa i confini del secolo, ed è La ragazza con capelli neri di Giuliano Vangi, del 2008, ma ci piace chiudere questo articolo segnalando I guardiani del Mistral di Graziano Pompili (1982): l’ippocampo frammentato e palesemente ricucito è cavalcato da un corpo umano mutilo, di cui rimane solo il torso. La scultura pare allora richiamare implicitamente le gloriose origini della galleria, ricordando quanto sia essenziale tenere insieme i frammenti del passato ricomponendoli in una nuova esperienza.

Marta Santacatterina