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Padova Urbs Picta: una candidatura per l'Unesco

categoria: Blog
2 settembre 2019
Padova

Padova Urbs picta è il nome ufficiale della candidatura italiana per l'inserimento nella lista del patrimonio mondiale UNESCO che la città di Padova ha scelto per rappresentare l'Italia nel 2020. La candidatura non riguarda un singolo luogo, ma un sito seriale che comprende otto edifici decorati da cicli pittorici ad affresco del Trecento suddivisi in quattro componenti: Scrovegni ed Eremitani, Palazzo della Ragione, Reggia, Battistero e le loro piazze, Cittadella antoniana e San Michele. Si tratta di un complesso di monumenti noto in tutto il mondo, conservato in un territorio in cui la tradizione della pittura murale ad affresco ha radici fin dal X secolo e che ha visto proprio nel Trecento il suo massimo sviluppo. Ma cosa successe a Padova nell’arco del XIV secolo? Nel periodo comunale la città si arricchì e al 1222 risale la fondazione della sua rinomata università. Passata tra le file ghibelline durante la dominazione di Ezzelino III da Romano, dopo la sua morte, Padova tornò sotto il controllo dei guelfi e divenne oggetto di continui attacchi dei ghibellini veronesi che portarono, nel 1318, all’affermazione della Signoria dei Carraresi. Ebbe così inizio un periodo di nuovo splendore, in cui fiorirono l’economia e le arti, ma proseguirono anche le guerre contro Verona, nonché quelle contro Venezia e Milano. L’ambizione dei Carraresi segnò la loro fine: Padova subì una forte sconfitta dalla Repubblica di Venezia nel 1405, dopo la quale ebbe inizio la plurisecolare dominazione veneziana della città. In questo scenario, i cicli pittorici rappresentarono una vera e propria “politica dell’immagine”: si trattava della volontà di rappresentazione del potere che passava attraverso la raffigurazione della città, reale e ideale, e dei ritratti delle personalità di potere e che la governavano in quell’epoca. Tra le personalità di maggiore importanza culturale presenti in città vi fu Francesco Petrarca, che venne chiamato alla corte dei Carraresi da Iacopo II, per poi risiedere nella vicina Arquà dal 1370, dove tuttora si conserva la sua casa-museo. Un letterato illustre ed erudito come Petrarca divenne un punto di riferimento per la città non solo in ambito letterario ma anche artistico, ispirando con la sua opera e la sua presenza i programmi iconografici di diversi cicli pittorici. Si tratta di una notevole testimonianza di quell’interessante interscambio tra cultura letteraria e artistica, che a Padova era già avvenuto tra Dante e Giotto. Quest’ultimo, fu proprio colui che portò a Padova un nuovo linguaggio in grado di creare un rinnovamento stilistico di portata mondiale, compiendo una vera e propria rivoluzione artistica che segnerà una svolta fondamentale nella storia dell’arte: una resa spaziale nuova, un’organizzazione architettonica della narrazione in grado di dialogare con l’architettura stessa, l’attualizzazione e la laicizzazione della storia sacra e la resa degli stati d’animo dell’uomo, mai precedentemente indagati con così attenta e sensibile profondità. Questi sono solo alcuni degli elementi che Giotto sperimentò per la prima volta a Padova che rinnovarono la tradizione dell’affresco e che vennero successivamente rielaborati in maniera originale e autonoma per tutto il Trecento dai successivi artisti attivi in città. Giotto affrescò i primi cicli pittorici padovani all’interno della Basilica e del convento del Santo intorno al 1302, probabilmente nella Cappella della Madonna Mora, un luogo di grande valore simbolico perché sede della prima sepoltura di Sant’Antonio. Alla fine di agosto 2019 è stata inoltre diffusa la notizia secondo la quale i recentissimi restauri stiano riportando alla luce, presso Sala del Capitolo, un ciclo di affreschi attribuibili proprio a Giotto. Le nuove indagini per verificare lo stato di conservazione degli affreschi si sono concentrate su due porzioni di intonaco scoperte duranti i lavori antecedenti al ‘900, che rivelano due frammenti di una crocifissione verosimilmente giottesca. All’interno della Basilica del Santo l’artista decorò anche la Cappella delle Benedizioni, posta sotto il giuspatronato di quella famiglia Scrovegni che tra il 1303 al 1305 gli farà dipingere il meraviglioso ciclo nella cappella omonima. Il terzo intervento di Giotto a Padova avvenne nel Palazzo della Ragione, tra il 1310 e il 1317, e consisteva in uno straordinario ciclo astrologico distrutto in seguito dell’incendio del 1420 e ridipinto seguendo l’idea del maestro negli anni immediatamente successivi l’incendio. Oltre a Giotto anche Guariento, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona sono i nomi dei protagonisti della storia artistica di Padova, che nel corso del Trecento si misero al servizio di famiglie illustri, del clero, del Comune e della Signoria dei Carraresi dipingendo all’interno di edifici religiosi e civili, pubblici e privati, dando così vita insieme alla nuova immagine della città. Artisti differenti portarono contributi personali a un’unica storia, quella dell’affresco, in un percorso composto da una straordinaria unitarietà stilistica e iconografica e al contempo caratterizzato da elementi fortemente innovativi. Il sito seriale Padova Urbs picta si trova ancora oggi ben conservato e leggibile nelle sue singole componenti e nel suo insieme: gli otto edifici e complessi monumentali con i cicli pittorici sono stati oggetto di restauri esemplari e sono pienamente fruibili dal pubblico.

Giulia Sartori

Master Management dell'Arte e dei Beni Culturali
Giunti Academy
2019

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