Art Basel approda in Qatar: la fiera d’arte internazionale conquista Doha
È un debutto molto atteso quello compiuto da Art Basel nell’area del Medio Oriente, Nord Africa e Asia del Sud: per la prima volta, la celeberrima fiera d’arte internazionale fa tappa a Doha, in Qatar, inaugurando un’edizione nel segno del dialogo con il territorio ospite.
Il Qatar si aggiunge quindi all’elenco di destinazioni che accolgono la kermesse fieristica avviata nel 1970 a Basilea e poi allestita anche a Miami Beach, Hong Kong e Parigi, diventando un colosso del settore. Presentato in partnership con Qatar Sports Investments (QSI) e QC+ nell’epicentro cittadino delle attività creative – fra M7 e il Doha Design District‒, il primo capitolo di Art Basel Qatar conta sulla direzione di Vincenzo de Bellis e sulla collaborazione di Wael Shawky nella veste di direttore artistico. Fino al 7 febbraio 2026, le ottantasette gallerie provenienti da trentuno Paesi daranno il benvenuto ai visitatori nell’ambito di un nuovo format ispirato al concetto di becoming e dunque al legame con le dinamiche trasformative che caratterizzano non soltanto gli assetti globali, ma soprattutto il contesto locale.
È lo stesso de Bellis a spiegare: “Con Art Basel Qatar, abbiamo voluto ripensare la struttura e l’esperienza di una fiera d’arte. Il formato multi-sito in tutta Msheireb e la decisione di lavorare esclusivamente con presentazioni di singoli artisti dettano un ritmo più lento e deliberato, che privilegia la concentrazione, il contesto e il risultato rispetto alla velocità e all’accumulo. Questo approccio riflette il modo in cui crediamo che le fiere d’arte possano evolversi: come piattaforme che rimangono commerciali, ma offrono anche un coinvolgimento più profondo e duraturo con la pratica artistica”.
La tradizionale idea di stand è quindi superata da un modello espositivo capace di approfondire il tema della fiera da un punto di vista più ampio, affiancando alle opere che animano il settore delle gallerie i nove progetti speciali realizzati da Abraham Cruzvillegas, Bruce Nauman, Hasan Khan, Khalil Rabah, Nalini Malani, Nour Jaouda, Rayyane Tabe, Sumayya Vally, Sweat Variant (Okwui Okpokwasili e Peter Born): immagini in movimento, scultura, architettura e performance compongono il vocabolario visivo di una riflessione ad ampio raggio sulle logiche dell’epoca attuale.
Svelato durante le giornate di preview, SONG, il nuovo intervento site-responsive di Jenny Holzer, ha preso forma sulla facciata principale e nel cortile interno del Museum of Islamic Art (MIA) grazie a due proiezioni simultanee arricchite dalle parole del poeta palestinese Mahmoud Darwish e della poetessa e regista emiratina Nujoom Alghanem. L’opera di Holzer rientra fra i progetti speciali di Art Basel Qatar e sarà proiettata durante le ore serali sulla facciata del museo per tutta la durata della rassegna fieristica.
Arianna Testino

