Art e Dossier

Fujiko Nakaya alla Bourse de Commerce di Parigi

categoria: Grandi Mostre
4 June – 14 September 2026

Fujiko Nakaya, Cloud #07156

Paris, France
Bourse de Commerce

A Parigi, sotto la cupola in ferro e vetro della Bourse de Commerce, sorretta dal cilindro minimalista di Tadao Ando, una nuvola di vapore creata dall’artista giapponese Fujiko Nakaya avvolge il visitatore. Dipende però dal momento in cui si entra nel grande ambiente parigino, un tempo mercato del grano. Quando la nebbia si diffonde, la metamorfosi dell’ambiente si compie secondo ritmi diversi e imprevedibili, in un mutevole alternarsi di svelamenti e sparizioni. Vi capitiamo sotto il cielo terso di un giugno pazzerello. Fuori è nuvoloso, a tratti caldo, poi fresco, d’improvviso. Entrando, a prima vista non percepiamo nessuna nube di vapore. Un sole pallido, quasi malato, fa capolino su in alto, dietro le vetrate della grande cupola. All'improvviso, dal pavimento, salgono, come soffiate, nuvole di nebbia. Non hanno la consistenza pannosa e soffice di quelle che si ammirano dagli oblò dell’aereo. Però un benessere languido penetra nella pelle, sui vestiti, fra i capelli. Un'umidità piacevole e sana. Qualcuno ride, altri filmano col telefonino, finché non si vede più niente. Infine – difficile dire quanto tempo sia passato  –  la nebbia si dirada. Un custode di mezza età sorride. È il primo giorno della suggestiva installazione concepita dall’artista giapponese Fujiko Nakaya (Sapporo, 1933). «A me piace», dice il custode. A tutti piace, pensiamo, mentre un altro inserviente asciuga il pavimento con lo spazzolone per evitare che si scivoli. L'intervallo fra una nube e l'altra non è predefinito, così si resta piacevolmente in attesa della successiva apparizione.

Fujiko Nakaya è celebre per le “sculture di nebbia”, alle quali si dedica dagli anni Settanta. Sono come nuvole di minuscole gocce d'acqua che trasformano lo spazio e la percezione dello spettatore, ma solo per qualche istante. Figlia di pioniere della neve artificiale, Fujiko esplora così il confine tra arte, scienza e fenomeni naturali. Ha collaborato con famosi musicisti, architetti, coreografi e artisti visivi. Nata novantatré anni fa da un artefice della neve, ha scelto le nubi e la nebbia. «Nuvole sono immagini», scriveva Gio Ponti nel 1967 in un amabile poemetto che circolò anche in Giappone. Ma è solo un caso. Qui di immagini non se ne vedono.
Cloud #07156, come s’intitola l’installazione parigina, fa parte della serie Fog Sculptures, quasi sempre ambientate all'aperto. Qui a Parigi, all’interno della vecchia Bourse de Commerce, la cupola scompare per un tempo limitato, e chi ci sta accanto affiora o svanisce come un ectoplasma. Anche noi diventiamo fantasmi di noi stessi. I movimenti dell'aria, l'umidità, la luce e la presenza degli altri rendono tangibile lo spazio, trasformano l'architettura in un organismo vivo e mutevole. Le nuvole non sono mai uguali a se stesse, e si resta lì, in attesa, col desiderio che tornino. Nakaya sembra volerci avvisare che l'aria non è vuota bensì carica di fenomeni, incontri, trasformazioni che non sempre vediamo.
Alla fine, quando lasciamo la rotonda, il sole continua a filtrare dalla cupola. La nebbia si è dissolta. Eppure pare di vedere in modo diverso anche ciò che è rimasto: la luce, l'aria, lo spazio fra le persone. Come se, per qualche istante, l'invisibile avesse preso forma. Allora, non resta che salire al piano superiore, dove la bellissima mostra Clair-obscur, nata da una suggestione di Giorgio Agamben, dialoga con la nebbia di Nakaya. Le figure tremolanti, il fuoco e l’acqua nei due video di Bill Viola (che collaborò anche con l’artista giapponese), le “germinazioni” di Yves Tanguy o di Pierre Huyghe, i notturni di Philippe Parreno, le nebbie di Wolfgang Tillmans sembrano confermare le parole del filosofo italiano: «Il contemporaneo è colui che fissa lo sguardo sul suo tempo non per percepirne le luci, ma l’oscurità». O le nuvole, potremmo aggiungere.

Gloria Fossi