Cannon Fodder alla Collezione Maramotti
Cannon Fodder
Cannon Fodder, cioè carne da cannone. Questo è il titolo che la giovane artista Giuditta Branconi (1998) ha scelto per la sua personale alla Collezione Maramotti – la prima in uno spazio istituzionale – che riunisce sei opere, cinque dipinti e un’installazione. Il titolo fa riferimento a corpi che vengono consumati dal sistema, come munizioni di denuncia di un presente tumultuoso e difficile, che esplodono in una miriade di segni e immagini sulle superfici delle tele, dove si sovrappongono parole, immagini, disegni e simboli. Branconi unisce riferimenti tratti dalla cultura al con quella bassa, dalla letteratura russa alle illustrazioni di Andrea Pazienza, dalle canzoni al messaggi whatsapp, dai libri per l’infanzia agli arabeschi. Giuditta dipinge sul retro di tessuti molto sottili, che utilizza come base per opere che presentano diversi livelli di lettura. "Tutti i riferimenti provengono dal mio archivio personale, che arricchisco ogni giorno dal 2019 con immagini e testi, tratti dalle fonti più diverse” spiega Branconi. Nella mostra da Maramotti l’artista ha scelto di privilegiare il testo come elemento centrale, quasi in una sorta di diario interiore, che diventa leggibile in ogni dettaglio nell’installazione centrale, intitolata Se seguissi le molliche di pane (non torneresti qui mai più) (2026) e composta da tre tele inserite in una struttura di legno. Quest’opera – la più riuscita della mostra – è stata concepita come un trittico tridimensionale, che il visitatore può percorrere per leggere entrambi i lati dei dipinti : un campo di battaglia dove segni e figure sono accostati fino alla loro quasi totale sovrapposizione. “Nella pittura di Giuditta Branconi – scrive Ivan Quaroni – donne, bambine, streghe fate e dee conquistano la duplice epidermide del quadro affiorando dal rumore di fondo”. “I personaggi, protagonisti indiscussi – aggiunge Domenico De Chirico– spesso circondati da una fauna ricca , danzano e fluttuano armoniosamente, rendendosi sempre più ineffabilmente inarrestabili”. Un virtuosismo tecnico ancora più sorprendente per il fatto che l’artista dipinge direttamente sulla tela, senza schizzi o bozzetti preparatori, partendo dal basso verso l’alto, quasi a comporre una specie di puzzle. Un fuoco d’artificio di colori, che attraversano le opere come una corrente elettrica, una tensione tra i diversi elementi in uno strano equilibrio tra di loro, una sorta di caos calmo che potrebbe dissolversi in un istante. La mostra di Branconi rientra nel percorso di esplorazione sul lavoro di artisti emergenti legati alla pratica pittorica, che la Collezione Maramotti porta avanti da alcuni anni.
Ludovico Pratesi

