A Firenze la mostra dedicata alle icone del potere imperiale
Icone di potere e bellezza
Quali strategie visive e comunicative scelsero di adottare i detentori del potere all’epoca dell’Impero romano per ribadire la propria centralità e la stabilità del governo? Risponde a questa domanda – concentrandosi sul periodo incluso tra la fine del II secolo d.C. e il III secolo d.C. – la mostra Icone di potere e bellezza, allestita presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e curata da Daniele Federico Maras e Barbara Arbeid nell’ambito della collaborazione fra l’istituzione fiorentina e la Fondazione Brescia Musei che, fino al prossimo 12 aprile, ospita una mostra gemella, intitolata Victoria Mater. L’idolo e l’icona ‒ in occasione della quale l’inedita installazione di Francesco Vezzoli connette la Vittoria Alata e l'Idolino di Pesaro.
Ad accogliere i visitatori della rassegna toscana sono venti oggetti antichi provenienti dalle raccolte medicee, affiancati a quattro teste di bronzo dorato a grandezza naturale: tre ritratti imperiali in prestito dal Museo di Santa Giulia, gestito dalla Fondazione Brescia Musei, e una testa di Venere custodita nelle antiche collezioni granducali.
Il ritratto imperiale – simbolo indiscusso della continuità del potere – spicca sulla superficie di medaglioni e monete, mentre anelli, gemme e collane d’oro testimoniano la valenza ugualmente simbolica dei manufatti per uso privato. La testa d’aquila a grandezza naturale, invece, rimanda alla maestà di Giove, rafforzando così il legame tra potere imperiale e potere divino. Fra i prestiti bresciani spicca il ritratto bronzeo del cosiddetto Probo, restaurato dall’Opificio delle Pietre Dure al pari della testa bronzea di Venere.
Grazie agli oggetti esposti, il pubblico può osservare da vicino le peculiarità dell’iconografia imperiale al tempo di Settimio Severo e poi degli “imperatori illirici” quali Probo e Claudio il Gotico: fermezza e austerità caratterizzano i loro tratti, veicolando l’impegno civile e la risolutezza alla base dei loro intenti. Anche le donne ebbero un ruolo nella definizione dell’immagine della casa imperiale. Basti pensare a Iulia Domna, moglie di Settimio Severo impegnata nella gestione degli affari pubblici. Il suo volto, presente su alcune monete, colpisce per la resa dei lineamenti delicati e dell’acconciatura elaborata, che consolidano l’ideale di autorevolezza e sanciscono il canone della moda futura.
“Il progetto Icone di potere e bellezza” – spiega Massimo Osanna, direttore generale Musei presso il Ministero della Cultura – “nasce da una collaborazione virtuosa tra istituzioni che si riconoscono in una visione comune: creare narrazioni condivise, che accostino opere provenienti da contesti diversi e, nel loro incontro, generino relazioni e valori nuovi.
Qui a Firenze il tema è quello affascinante e trasversale del potere e dei suoi simboli, letto attraverso immagini, segni, oggetti e biografie. Il dialogo tra Firenze e Brescia, esempio virtuoso delle connessioni offerte dal Sistema Museale Nazionale, offre così una lettura rinnovata del mondo antico, grazie a un modo di intendere il museo come luogo vivo, capace di far emergere il valore pubblico del patrimonio culturale. Un luogo aperto alla conoscenza, dove il passato continua a interrogarci e a produrre significati nuovi, per i pubblici di oggi e di domani”.
Arianna Testino

