Kiefer. Le alchimiste: una mostra a Milano
Kiefer. Le alchimiste
Anselm Kiefer trasforma la materia come un alchimista. Procede con l’elettrolisi e la fiamma ossidrica. Usa acciaio, piombo, fili metallici che abbina a materie preziose come la foglia d’oro e la foglia d’argento. Lavora, forgia, plasma, graffia, dipinge, incide, incolla, mescola, applica su grandi tele frammenti, gocce, concrezioni di argilla, gommalacca, gesso, carboncino, cotone, vischio essiccato, paglia, petali di rose essiccate. Alcune sagome di piante vere essiccate o forgiate nel ferro emergono a tutto tondo dalla tela (e speriamo che nessuno vi si avvicini troppo). Nell’autunno scorso eravamo rimasti incantati, alla Royal Academy di Londra, di fronte ai teleri della mostra Kiefer\Van Gogh (in prima battuta ospitata al Van Gogh Museum di Amsterdam), ispirati a un viaggio di studio di un giovanissimo Kiefer sulle tracce di Van Gogh, dove spiccava il celebre vortice della notte stellata del pittore olandese, nonché i celebri girasoli e il campo di corvi. A Londra questi erano abbinati a una serie cospicua di schizzi che nel 1963 l’artista diciottenne aveva disegnato su piccoli taccuini di viaggio.
Adesso, nella martoriata, mirabile sala milanese delle Cariatidi di Palazzo Reale ci si aggira estasiati fra gli specchi rococo e le cariatidi settecentesche ridotte a moncherini, attorno a diciannove grandi teleri dedicati alle alchimiste della storia. Kiefer, da anni trapiantato in Francia, ha suddiviso questi temi in quattro ante collegate fra loro a costituire grandi paraventi (570 x 280 cm ciascuno) lavorati sul recto e sul verso. Kiefer li chiama con il termine corretto di “leporelli”, forse oggi più celebre per aver dato il nome all’ineffabile servitore del Don Giovanni di Mozart, quel Leporello che dispiegava in una lunga striscia il catalogo di conquiste del suo padrone. Ma i leporelli sono in realtà grandi album a soffietto. Quelli di Kiefer rappresentano trentotto potenti immagini di donne alchimiste, che Kiefer ha realizzato nel suo sterminato atelier alle porte di Parigi, a partire dal 2024, e che ha concepito, dopo diversi sopralluoghi nella sala delle Cariatidi, come installazioni site specific per questo ambiente ricco di storia, devastato dalle bombe nel 1943. Nel 1953 Picasso vi aveva esposto Guernica e La Guerra e La Pace, e insieme ad altri illustri testimoni di quell’evento aveva auspicato che le settecentesche cariatidi di stucco alle pareti della sala, ridotte a moncherini dalle bombe, non venissero restaurate. Un potente Nevermore, come avrebbe pronunciato il corvo di Edgar Allan Poe. Mai più. La storia recente pare non dare ragione nè al corvo di Poe né a Picasso. Le guerre proseguono ovunque, nel mondo.
Ma intanto, nella sala milanese riemergono da storie alternative e dimenticate quelle trentotto figure di donne, molte quasi sconosciute, che nei secoli hanno distillato il loro sapere alla ricerca non solo della pietra filosofale o di altri altri saperi esoterici ma anche di ricette scientifiche e naturalistiche. Dai tempi alessandrini – la prima è la misteriosa Kleopatra, vissuta in Egitto fra III e IV secolo dopo Cristo – sino agli inizi del Novecento – l’ultima, in ordine di tempo, è Marie Anne Atwood, scomparsa nello Yorkshire nel 1910 – queste donne, anche molto celebri, come Caterina Sforza o Isabella d’Aragona sono state qui dissotterrate dalle croste e dal magma di una storia al femminile. Quello di Kiefer è un processo anch’esso per molti versi alchemico, che procede, come suo solito, attraversando le fasi di nascita, morte resurrezione: di figura in figura, un disvelamento che fa della sorpresa e dell’incanto uno dei punti di forza dell’opera di Kiefer. Come sempre, sapiente la curatela di Gabriella Belli, che ha curato anche il catalogo, dove piace segnalare il saggio della valente storica della scienza Natacha Fabbri. Ne riparleremo sulla rivista, numero di aprile.
Gloria Fossi

