Art e Dossier

Meraviglie del Grand Tour

categoria: Mostre
30 gennaio – 4 maggio 2026

https://museopoldipezzoli.it

Milano
Museo Poldi Pezzoli

I giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026 si sono conclusi il 22 febbraio con successo senza precedenti. Nelle due settimane di gare fra Cortina e altre località alpine, la città di Milano ha accolto tifosi da tutto il mondo. Alcuni hanno visitato anche le mostre allestite per l’occasione in Palazzo Reale e altri musei meneghini: rassegne di eccellente qualità, va detto, più o meno in sintonia con il tema degli sport invernali. Adesso che le gare sono concluse, queste esposizioni sono una importante eredità culturale, e resteranno aperte ancora per qualche mese. Si è già parlato delle Alchimiste di Amselm Kiefer che chiuderà il 27 settembre (le grandi tele pare rimarranno anche in seguito a Milano, come Kiefer ha dichiarato alla conferenza stampa). Ci è piaciuta anche la mostra Macchiaioli, sempre in Palazzo Reale, e non si possono mancare di visitare, nella stessa sede, le rassegne sulle Metafisiche e sulle fotografie di Horst.

Qui indugiamo sulla mostra forse meno pubblicizzata, allestita nelle sale del Poldi PezzoliMeraviglie del Grand Tour, a cura di Lavinia Galli e Xavier F. Salomon (fino al 4 maggio), ha il valore aggiunto di far conoscere anche a chi non c’è mai stato questo museo strepitoso nel cuore di Milano. Il Poldi – come i milanesi chiamano amichevolmente la casa-museo di Gian Giacomo Poldi Pezzoli (Milano 1822-1879) – vanta, fra i capolavori, dipinti di Botticelli, Pollaiolo, Bellini, Tiepolo, Hayez oltre a sculture, busti, orologi antichi, mosaici, ventagli, arredi di manifatture prestigiose. 

Il percorso della mostra, che si avvale della collaborazione del Metropolitan Museum di New York, si svolge in due sale al piano terra e in altre nel dedalo di salette al piano superiore. L’itinerario è un po’ tortuoso ancorché piacevole e ricco di sorprese, una sorta di labirintica caccia al tesoro. Ma i custodi sono pazienti e sempre disponibili a segnalare la strada, e all’ingresso è disponibile una piantina che indica il senso di visita della mostra, intervallata anche dai capolavori che esulano dall’evento temporaneo.

Partiamo dal piano terreno. Qui è la prima epifania: la grande tela di Roma antica, in prestito dal Metropolitan Museum. Si tratta di una veduta ideale in cui l’architetto e pittore  piacentino Giovanni Paolo Panini (attivo a Roma dove morì nel 1765), dispiega il suo virtuosisimo di vedutista, imitatore e copista di opere d’arte e monumenti antichi. Nel quadro si riconoscono decine di tele con paesaggi e vedute della Roma imperiale, ma anche sculture famose che i viaggiatori del Grand Tour, rampolli di famiglie aristocratiche o di ricchi possidenti scandinavi, inglesi, tedeschi, infine anche americani, bramavano di ritrovare fra le rovine dell’Urbe, fra  i marmi allora esposti nella piazza del Campidoglio e le statue disseminate ovunque. 

«Tutta la storia del mondo è collegata con quella di Roma ed io considero una seconda nascita, una vera rinascita il giorno in cui arrivai in questa città», annoterà Goethe nel suo Viaggio in Italia (1786-1788). Come lo scrittore tedesco, i turisti forestieri passavano le Alpi e scendevano verso Milano dove il Cenacolo di Leonardo era già deteriorato. Le mete principali erano Venezia, Firenze, Napoli, talvolta la Sicilia. Roma su tutte.

Per un  minuto almeno piacerebbe allora compiere, davanti al dipinto di Panini, un impossibile salto indietro nel tempo, e immedesimarsi nel conte Étienne-François de Choiseul-Stainville, poi duca di Choiseul,dissoluto ambasciatore a Roma che nel 1757 aveva commissionato il dipinto a Panini. Ambedue, il mecenate e il pittore, compaiono nella tela, che altro non è se una vertiginosa, improbabile galleria d’arte con i monumenti dipinti e incorniciati a trompe- l’oeil, gli stessi che erano oggetto di tele dipinte da Panini. Sul fondo uno squarcio di cielo cristallino, interrotto da una balaustra affacciata verso il paesaggio, che fa pensare alle cinquecentesche scenografie del Veronese, sacre eppure tanto laiche. In mostra un utile pannello indica le didascalie di tutti i pezzi che Panini raffigurò magistralmente. Alle altissime pareti, come cartoline a grande scala, vediamo le tele con il Colosseo, la Tomba di Cecilia Metella, il Teatro di Marcello e molti altri dipinti e opere d’arte (circa cinquanta). Fra bassorilievi e sculture, l’Ercole Farnese ora al Museo Archeologico di Napoli e l’intrigante Spinario ellenistico ora ai Musei Capitolini. 

Dal buio della saletta con la gigantesca Roma antica, si passa oltre un paravento alla magia scenica di una video installazione di Ferzan Ozpetek. Con Tutti gli DEI l’acclamato regista ci regala l’onirica visione di una giovane addormentata su una ottomana al centro del Pantheon. L’antico monumento romano è, non a caso, oggetto della tela di Panini di proprietà del Poldi Pezzoli, che si ammirerà al piano di sopra. Concepito a trittico con dissolvenze, il filmato è un viaggio interiore fra i dipinti di Roma antica del quadro del Metropolitan e l’interno  del Pantheon che si rianima sotto l’occhio sognante dell’attrice di Ozpetek. 

Adesso saliamo al piano superiore dove l’interno del Pantheon dipinto da Panini nel 1743 (e noto per diverse varianti in altri sedi), si anima di graziose damine e visitatori, molti dei quali piuttosto disinteressati alla magnificenza architettonica del Pantheon. Dall’oculo aperto in alto (ci rammenta lo squarcio a trompe-l’oeil dell’affresco di Mantegna nella Camera degli sposi), un enorme spot luminoso rischiara a cerchio come il faro potente di un moderno proiettore, una serie di lacunari antichi. In mostra anche un paio di vedute di Gaspard Van Wittel e un’elegante copia in misura ridotta del gruppo antico del Laocoonte, prodotta attorno al 1749 dalla neonata Manifattura Ginori di Doccia.

Nelle sale attigue sono infine esposti per la prima volta, last but not least, dopo un accurato restauro, decine di ventagli di proprietà del museo, con le più pittoresche vedute di Roma: oggetti che come i mosaici minuti (orecchini, bracciali, pendant, collier, tabacchiere), furono a lungo ricercati souvenir dei viaggiatori del Grand Tour.

Gloria Fossi