Pompei. Una città romana
Pompei. Una citta romana
a cura di Andrea Carandini, Maria Teresa D'Alessio, Gabriel Zuchtriegel
pp. 256
Giunti Editore
Un nuovo libro su Pompei: strenna autorevole, ben illustrata, densa di osservazioni inedite sulla identità della celebre città sepolta dalla cenere del Vesuvio. A tutti gli effetti Pompei fa parte della storia viva del territorio italiano, non è solo oggetto da ammirare. In altre parole, è città stratificata da capire nelle sue relazioni, non nei pezzi isolati. Questo il filo conduttore che emerge sin dal saggio introduttivo di Andrea Carandini, che rifiuta l’idea di Pompei come “museo a cielo aperto”. Un museo,di fatto, raccoglie oggetti tolti dal loro contesto, mentre la città dissepolta dalle ceneri del Vesuvio costituisce il contesto stesso: organismo fatto di edifici, di strade, di oggetti e relazioni tra le parti. Inoltre,se l’architettura può contenere tutte le arti, non può essere contenuta in nessuna di esse e dunque non la si può trattare come entità museale,“congelata” per sempre. Se l’eruzione ha bloccato la vita, gli scavi l’hannorimessa in movimento, esponendola a un ulteriore degrado. Nel saggio La città riscoperta Maria Teresa D'Alessio e D’Alessio e Gabriel Zuchtriegel riprendono un paradosso: la conservazione eccezionale di Pompei ne ha in parte ostacolato la comprensione storica, el'attenzione si è spesso fermata sulla catastrofe, sui reperti “spettacolari”. Troppo spesso considerata caso isolato, adesso è giusto reinserirla in un contesto più ampio, usare le sue testimonianze per capire anche le altre città dell’impero. Da un lato, dunque, il rifiuto di un museo a cielo aperto, dall’altro il riconoscimento di una città romana viva, da ricomporre nelle sue relazioni.
I successivi saggi di vari autori seguono un percorso per grandi ambiti. La città viene innanzitutto interpretata e descritta come organismo politico e religioso: mura, strade, foro ededifici pubblici sono letti come strumenti di governo e identità civica, non solo come monumenti. L’attenzione si sposta poi sugli spazi collettivi –terme, teatri, anfiteatro: luoghi di incontro, di formazione e costruzione di un’identità comune. Una parte importante del volume, oltre alle splendide illustrazioni, riguarda le annotazioni sulla vita quotidiana: botteghe, panifici, osterie, commercio, prostituzione, graffiti. Notevoli gli episodi “minimi”,che restituiscono voci e corpi, come la dichiarazione d’amore di Methe. Sul piano artistico, la pittura domestica non è considerata solo come elemento decorativo ma anche come espressione delgusto, delle aspirazioni e della cultura dei proprietari, in relazione agli spazi e alle funzioni sociali. La lingua scritta e parlata, poi, con le iscrizioni elettorali e i graffiti, c’introduce agli aspetti dellacomunicazione quotidiana. Losguardo si estendeinfine al territorio: suburbio, aree portuali, fattorie, necropoli, perché Pompei non si capisce senza il paesaggio agricolo e i collegamenti commerciali. Pregio di quest’aggiornatissima narrazione è combinare monumenti economia, pratiche sociali e microcosmi: dalle dimore aristocratiche fino ai graffiti. Si ricompone così la storia di una città attraversata dalle stesse tensioni politiche, economiche e sociali di altre città romane. Da cui il titolo.
Gloria Fossi

