A Roma la mostra sul legame fra Gian Lorenzo Bernini e il suo primo committente
Bernini e i Barberini
Un nuovo capitolo espositivo si aggiunge alla ricerca condotta da Palazzo Barberini sulle vicende della famiglia che dà il nome all’istituzione culturale romana. Dopo L’immagine sovrana (2023) e Caravaggio 2025, la mostra Bernini e i Barberini, presentata dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica e curata da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, fa luce sul legame che univa Gian Lorenzo Bernini e il suo primo committente, Maffeo Barberini, divenuto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII.
Dal 12 febbraio al 14 giugno 2026, il pubblico avrà quindi la possibilità di esplorare uno degli snodi fondamentali per la nascita del Barocco – argomento tuttora dibattuto dagli storici dell’arte, divisi fra chi ne colloca le origini intorno al 1600, grazie alle imprese dei Carracci e di Caravaggio, e chi invece individua nel trentennio successivo il fulcro del movimento, complici le gesta di Bernini, Pietro da Cortona e Borromini.
La rassegna – che ha luogo in concomitanza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro, cuore pulsante dell’attività di Bernini ‒ prende le mosse dal ruolo di Maffeo Barberini quale effettivo scopritore dell’artista, nel solco degli studi compiuti da Cesare D’Onofrio, Francis Haskell e Irving Lavin. Un evento destinato a influenzare lo sviluppo stilistico barocco. Organizzata in sei sezioni e arricchita da opere provenienti da musei internazionali e collezioni private – alcune delle quali esposte per la prima volta in Italia ‒, la mostra ripercorre la carriera di Bernini dagli esordi alla maturità, mettendo in luce le caratteristiche del suo linguaggio visivo.
A spiccare sono lavori come il San Sebastiano in prestito dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e il Putto con dragoconservato presso il J. Paul Getty Museum di Los Angelese, mentre Le Quattro Stagioni dalla collezione Aldobrandini stabiliscono un confronto tra Bernini e il padre Pietro, a sua volta scultore.
I ritratti in marmo degli antenati Barberini, scolpiti dall’artista e dai colleghi Giuliano Finelli e Francesco Mochi e dispersi in raccolte pubbliche e private, fanno ritorno per la prima volta a Palazzo Barberini, dove lo sguardo si concentra sulla figura di Urbano VIII, immortalato nei busti marmorei e bronzi affiancati a un raro dipinto attribuito con certezza a Bernini. Completano la mostra un focus sulla pittura berniniana e una riflessione sul ruolo giocato dall’artista nei cantieri di San Pietro – dal Baldacchino al monumento funebre di Urbano VIII – attraverso modelli, incisioni e disegni.
Arianna Testino

