Art e Dossier

Zurbarán: una grande mostra a Londra

categoria: Mostre
2 maggio – 23 agosto 2026

Zurbarán

Londra, Gran Bretagna
National Gallery

«Esistono momenti di grazia, nella vita culturale di un paese, dove tutte le condizioni sono riunite con armonia per celebrare un genio cui le vicissitudini della storia non hanno sempre reso giustizia». Tale contingenza, come disse Jeannine Baticle alla mostra parigina del 1988, si avverò in effetti quando il Grand Palais allestì la prima grandiosa mostra europea su Zurbarán fuori dal paese natale. Da allora, libri ed esposizioni si sono succeduti, ma non in Inghilterra dove oggi, alla National Gallery di Londra, si ammirano circa cinquanta opere. L'abbiamo visitata in anteprima con una breve introduzione di Gabriele Finaldi, direttore della National Gallery e fra i più raffinati studiosi (curò la prima mostra italiana sul pittore spagnolo a Ferrara, nel 2013). Francesca Whitlum-Cooper e Daniel Sobrino Ralston, i due curatori, hanno poi commentato una selezione di tele, fra le quali due grandi Crocifissi – mai visto un bianco tanto abbagliante come in quei perizomi – e l'enorme, magnetica testa di un gigante (ne riparleremo a settembre su “Artedossier”).

Non si può d’altra parte ignorare che nel Seicento, il Siglo de Oro della pittura spagnola, l’opera di di Zurbarán fu importante quanto quella di Velázquez e di Murillo. Quest'ultimo, però, fu a lungo più apprezzato di lui, tanto che Francisco tentò talvolta di emularne la grazia in dipinti fra i suoi più sdolcinati e meno riusciti. Perché Zurbarán, di fatto, fu soprattutto l'artista geniale “del visionario e del visibile”, di quei bianchi smaglianti e inimitabili, di quei contrasti di luci e ombre che lo avevano fatto conoscere come “il Caravaggio spagnolo”, appellativo che oggi pare non esaustivo né del tutto centrato. Alle sue sante aristocratiche, agli eroi mitologici, agli ascetici Crocifissi, privi peraltro di retorica sentimentale, si abbinano nature morte inimitabili, con gli elementi disposti in equilibrio rigoroso, alcune presenti anche all'interno di scenografie sacre. Non è forse una sbalorditiva natura morta quel cappello cardinalizio rosso sangue ai piedi della salma di San Bonaventura, nel grande dipinto esposto nelle sale dedicate alla devozione? E non lo è anche quello scampolo di stoffa che la piccola Maria ha smesso di ricamare per dedicarsi alla preghiera, con l’ago appuntato ben visibile, in una delle tele dedicate alla vita di Maria? 

Due inedite nature morte di collezione privata ci abbagliano, impeccabili nella quasi iperreale raffigurazione. Sono brocche per l'acqua, le alcarrazas, e Zurbarán le ridipinse in modo identico anche in più ampie composizioni, oggi accostate in una spettacolare, intima sala della mostra londinese. Per chi non riuscisse a vederla (chiuderà il 23 agosto), si sposterà al Musée du Louvre (7 ottobre - 25 gennaio 2027), e all'Art Institute of Chicago (28 febbraio - 20 giugno 2027).

E ci si rende conto che ancora c'è tanto da studiare, perché Zurbarán, come diceva Somerset Maugham nel 1922, «visse nell'oscurità, e poco di lui si può dire che non siano congetture». Certo, la bellezza dei suoi dipinti è un rapimento.

Gloria Fossi