A Bologna la quarta tappa della riscoperta di Mattia Moreni
MATTIA MORENI. L'antologica di Bologna, 1965
Lo scorso settembre ha preso il via a Forlì la più grande antologica a tappe mai dedicata a Mattia Moreni, un genio irrequieto della pittura italiana della seconda metà del Novecento. Il progetto, organizzato dall’Associazione Mattia e curato da Claudio Spadoni, è poi proseguito in altri luoghi in cui il pittore ha vissuto e operato, vale a dire a Bagnacavallo e a Santa Sofia (località appenninica in provincia di Forlì Cesena). Ora approda a Bologna, dove viene ripresa e reinterpretata l’importante mostra curata negli anni Sessanta da Francesco Arcangeli e che, allestita alla Galleria d’Arte Moderna della città, fu la prima personale di Moreni in un’istituzione pubblica.
Nato a Pavia nel 1920 e formatosi all’Accademia Albertina di belle arti di Torino, l’artista attraversò le principali correnti del Novecento, aderendo in un primo momento a una forma personale fortemente espressionista, per poi adottare uno stile neocubista e approdare all’informare con uno slancio unico, grazie al quale diede vita a opere di grande potenza che superano la figura senza però mai dimenticarla. Proprio alla figura tornò esplicitamente alla fine degli anni Sessanta con le serie dei Cartelli e delle Angurie, per poi scegliere ulteriori temi – anche piuttosto “scabrosi” e disturbanti, come nelle Atrofiche o Myriam – e concludere la sua carriera realizzando un numero sterminato di autoritratti, seguiti dalla serie chiamata Regressioni e dagli Umanoidi.
Fino al suo ritiro nei pressi di Brisighella, Mattia Moreni fu un artista assai noto e apprezzato: lo testimonia sia il coinvolgimento nel Gruppo degli Otto raccolto attorno a Lionello Venturi – di cui facevano parte anche Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato, Emilio Vedova – sia l’interesse di Francesco Arcangeli per i linguaggi di questo pittore “spiritato, diabolico, lunatico, irrazionale, capriccioso, bizzarro”, come lo definì nel 1948 Italo Calvino.
L’esposizione al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna è a cura di Pasquale Fameli e Claudio Spadoni e contribuisce alla doverosa riscoperta di Mattia Moreni, mettendone in luce il ruolo di lucido comunicatore e di straordinario anticipatore di temi oggi più che mai attuali. La quinta e ultima tappa andrà invece in scena al MAR Museo d’Arte della città di Ravenna dal 27 febbraio al 3 maggio 2026, con la curatela di Serena Simoni.
Marta Santacatterina

