La via italiana del Simbolismo alla Fondazione Magnani-Rocca
Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915
Alla Fondazione Magnani-Rocca - la cosiddetta “villa dei capolavori” in provincia di Parma - sono state radunate quasi centocinquanta tra dipinti, sculture e incisioni, per un progetto che intende illustrare i temi e le tendenze della stagione più visionaria dell'arte europea tra Otto e Novecento, con particolare attenzione allo scenario italiano. La mostra in corso, infatti, indaga in primo luogo le ragioni storiche per cui il Simbolismo in Italia fu recepito più tardivamente rispetto a Francia, Belgio e Mitteleuropa, e ricostruisce poi gli scambi cruciali che ne hanno permesso la diffusione nella Penisola. In particolare furono decisivi la permanenza di Arnold Böcklin a Firenze, il costituirsi di un milieu preraffaellita a Roma e nel capoluogo toscano, i soggiorni nel Belpaese di Max Klinger e l'influenza della colonia dei Deutsch-Römer. Si poté così sviluppare anche nella nostra Penisola un dialogo serrato con quel movimento internazionale che aveva già mosso i suoi primi passi declinando le ricerche preraffaellite e innestandole su una cultura intrisa delle peculiari suggestioni di Gustave Moreau e Arnold Böcklin. Il Simbolismo italiano, basato su categorie quali bellezza, mistero e ossessione, si arricchì inoltre di istanze spirituali e di una costante riflessione sul mito e sul paesaggio, unendo tradizione e modernità.
I curatori dell’esposizione, Francesco Parisi e Stefano Roffi, si sono innanzitutto posti l’obiettivo critico di distinguere gli artisti che elaborarono consapevolmente un lessico simbolista da quelli che aderirono solo occasionalmente alle mode iconografiche. Il percorso tra le sale della Magnani-Rocca si struttura in sette sezioni che restituiscono la complessità dell'immaginario simbolista italiano, il quale ha visto tra i suoi protagonisti artisti come Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Giulio Aristide Sartorio, Galileo Chini, Adolfo Wildt, Plinio Nomellini, Duilio Cambellotti, Alberto Martini e tanti altri. I visitatori possono scoprire come loro opere rielaborino la pittura di storia alla luce di un rinnovato interesse per il mito; offrano la visione di una natura intesa come organismo vivente e di un paesaggio mutato in proiezione di stati interiori; interpretino la figura femminile come presenza ambivalente: santa e peccatrice, angelo e demone, corpo spirituale e corpo seduttivo. Non potevano mancare un focus sulla grafica e l’illustrazione, con lavori di Alberto Martini, Costetti, Sartorio, Cambellotti, e infine una panoramica sulle persistenze del Simbolismo oltre il 1910.
Ne emerge una sorta di mappa di un movimento artistico che in Italia trasformò il sogno, il mito e il mistero in opere visive di grande fascino, dotate di soluzioni formali e caratteri propri messi a punto grazie a un costante confronto con l’Europa.

