Licornes! Una mostra a Parigi
Licornes!
Nel cuore del Quartiere Latino, fra i resti delle antiche terme romane e gli ambienti che nel Medioevo furono residenza cittadina degli abati cluniancensi, il Musée de Cluny è uno dei luoghi più affascinanti di Parigi. Insieme ai Cloisters di New York è uno dei rari musei consacrati interamente all'arte dell'Occidente medievale. A frotte, in questi giorni, abbiamo visto grandi e piccini incuriositi per una mostra di eccezionale importanza, aperta sino al 12 luglio: Licornes! (già al Barberini Museum di Potsdam in Germania): esposizione immensa, dedicata all’animale fantastico più amato e ben radicato nella cultura popolare. Il museo vale peraltro una visita anche a mostra chiusa, ricco com’è di avori, sculture, capitelli, arazzi. Fra le opere permanenti, spicca la serie della Dama con l’unicorno. I sei arazzi (fine del XV secolo), dominati da un rosso ancora insolitamente vivace, sono al centro della mostra sui liocorni, in un allestimento ombrosamente suggestivo. Cosa celi la loro narrazione è un rompicapo: chi è la bella dama sul prato fiorito come la più o meno coeva Primavera di Botticelli? Spesso si legge, non a caso, che per il suo giardino fiabesco Botticelli potrebbe essersi ispirato agli arazzi “millefiori”. Ma qui, chi sono le figure che attorniano la nobildonna? Perché la tenda da campo turchina reca, in fili d’oro tessuti, il motto Mon seul desir? Perché un candido unicorno – assieme a uccellini, scimmiette, leoncini, è sempre vicino a lei? Unica certezza, il committente: un non meglio identificato membro di una famiglia lionese della noblesse de robe, “nobiltà di toga” acquisita per cariche pubbliche.
Creatura mitica e immaginaria, eppure viva nella memoria collettiva da oltre duemila anni, il liocorno (o leocorno) abita le stanze della mostra sotto una varietà impressionante di forme e di significati, più o meno chiariti. Sono esposte decine di miniature, dipinti, tessuti, avori, arredi, oreficerie, acquamanili, sculture lignee, ceramiche, manifesti, dall’antichità ai nostri giorni. Si resta estasiati. Talvolta il liocorno è simbolo di purezza (si diceva che giacesse solo nel grembo di una fanciulla vergine). Ma può essere inteso come incarnazione del desiderio, del mistero o della sapienza. Come questa figura si sia impadronita dell’immaginario di tante civiltà, dall’Oriente all’Occidente, è un altro mistero. Nacque forse dall’errata interpretazione di animali reali, come accadde – ci viene in mente – per il rinoceronte di Dürer, da lui raffigurato per errore con un corno sul dorso? Ma il rinoceronte è esistito davvero. Invece, la nostra candida bestiolina col corpo equino e un corno in testa è frutto della chimerica fantasia di chi narrava pure di uomini con un solo piede o con un occhio al centro della fronte. La spiritualità, non solo cristiana, ha alimentato leggende e bestiari su questo sfuggente animale che ancora ci fa sognare.
Nessuno l'ha mai visto, eppure per secoli artisti, teologi, naturalisti, mercanti, ne hanno descritto l'aspetto, il carattere, le virtù terapeutiche. Ed è dolce seguire il lungo viaggio di questa creatura almeno fino al 1885, quando lo svizzero Arnold Böcklin lo dipinse come un incrocio fra capra, equino e bovino. Un amico lo contestò: «Non esiste un unicorno così». E Böcklin: «Perché, tu ne hai forse incontrato uno?».
Gloria Fossi

