Possagno, riapre l’Ala Scarpa del Museo Canova dopo il restauro
Possagno, riapre l’Ala Scarpa del Museo Canova dopo il restauro
Dopo un anno di lavori, torna visitabile uno degli spazi più significativi dell’architettura museale italiana del Novecento. Dal 29 maggio il pubblico può nuovamente accedere all’Ala Scarpa del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, il celebre ampliamento progettato da Carlo Scarpa tra il 1955 e il 1957 per accogliere alcuni dei gessi più importanti del maestro neoclassico.
L’intervento di restauro, avviato nel giugno 2025, ha interessato una struttura considerata tra le opere più rappresentative dell’architetto veneziano e uno degli esempi più riusciti di dialogo tra architettura contemporanea e patrimonio storico-artistico. Il progetto è stato promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno, in collaborazione con la Fondazione Canova, il Comune di Possagno e l’Università IUAV di Venezia, grazie a un finanziamento straordinario del Ministero della Cultura.
Preceduti da una lunga fase di studio e analisi dell’edificio, i lavori si sono concentrati in particolare sul cosiddetto “Cannocchiale”, uno degli ambienti più iconici del percorso espositivo progettato da Scarpa e punto focale della visione delle celebri Tre Grazie di Canova. Gli interventi hanno riguardato la messa in sicurezza della copertura e del sistema di smaltimento delle acque meteoriche, individuato tra le principali cause di degrado, oltre al recupero di intonaci, superfici lapidee, elementi lignei e metallici e alla protezione delle grandi vetrate.
Particolare attenzione è stata dedicata anche agli allestimenti museali progettati dallo stesso Scarpa. Un progetto pilota ha infatti interessato una delle teche espositive storiche, con l’obiettivo di sviluppare metodologie utili ai futuri interventi di conservazione e adeguamento dell’intero sistema espositivo, anche in chiave antisismica.
La riapertura restituisce così ai visitatori un capolavoro dell’architettura italiana del secondo Novecento, dove luce, materia e percorso espositivo dialogano in modo unico con le opere di Antonio Canova. Un recupero che non rappresenta soltanto un intervento di tutela, ma anche un importante investimento sulla valorizzazione di uno dei luoghi più emblematici della cultura architettonica e museale del nostro Paese.
Sara Draghi

