Art e Dossier

Riflettere sulla fotografia oggi: il libro di Silvia Camporesi

categoria: Cataloghi e libri

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Silvia Camporesi
Una foto è una foto è una foto
Giulio Einaudi editore, Torino 2025
pagg. 120
€ 13


Che cos’è la fotografia? L’interrogativo che sintetizza una questione a lungo dibattuta è il punto di partenza del saggio di Silvia Camporesi Una foto è una foto è una foto, recentemente pubblicato da Einaudi. Camporesi scandaglia il terreno sul quale da oltre due decenni si dipana la sua carriera di fotografa mescolando una prospettiva storico-teorica e l’immediatezza dell’esperienza personale. Lungo i quattro capitoli che compongono il volume, l’autrice fa riferimento alle vicende del mezzo fotografico per decifrarne il ruolo e le peculiarità nell’epoca odierna, caratterizzata da un profluvio di immagini digitali realizzabili da chiunque e accessibili a un pubblico altrettanto ampio, sullo sfondo di logiche algoritmiche e di un’intelligenza artificiale in costante crescita. “Le pagine che seguono” – dichiara Camporesi nelle righe introduttive – “tentano di esplorare la fotografia nelle sue intricate maglie e ogni capitolo vuole essere un omaggio alla profondità che essa ci offre nelle sue forme più disparate”.

Con un occhio sempre puntato sull’oggi, il discorso affronta le trasformazioni che hanno plasmato il complesso legame tra la fotografia e la realtà – “questo instabile rapporto con il reale, sottoposto a un progressivo scollamento da esso, ci ha portati nel tempo a dubitare sempre di più della genuinità delle immagini”, scrive Camporesi ‒, di pari passo con la smaterializzazione del supporto e l’accumulazione compulsiva di testimonianze visive affidate ad archivi non fisici, la cui esistenza è garantita al prezzo di un ingente dispendio energetico. Sulla base di tutto questo, “la fotografia”, secondo Camporesi, “non è più un linguaggio, ma un magma visivo che ci interpella, ci invade e infine ci chiede di ritrovare un senso”, nel solco di una storia che, fin dalle origini, non può avere luogo senza l’occhio di chi la produce e di chi ne osserva gli esiti. Nonostante la diffidenza e le perplessità suscitate ai suoi esordi, nonostante i molteplici tentativi di imbrigliarne il funzionamento e le evoluzioni, la fotografia continua a essere “un organo vivo, costantemente volto alla mutazione”, un organismo che assorbe e reagisce all’ipertrofia delle immagini contemporanee, all’iperfotogenicità di luoghi condannati all’ipervisibilità e all’overtourism. In quanto organismo vivo radicato nei movimenti dello sguardo, la fotografia è anche in grado di disattendere le aspettative e di giocare a nascondino con la memoria, innescando falsi ricordi grazie alla fiducia che tendiamo a riporre in essa.

Ricorrendo a una serie di puntuali incursioni nella storia dell’arte e nella sua esperienza professionale, Camporesi osserva il mondo della postfotografia con la sicurezza di chi conosce i sentieri e le biforcazioni che hanno reso possibile il post-. Il risultato è una sorta di mappa capace di accompagnarci verso l’ultima domanda sollevata dal volume: e oggi? “Nell’attesa di possibili e sorprendenti mutazioni, continuiamo a maneggiare le nostre macchine-telefoni nel tentativo di non lasciarci sfuggire nulla che valga la pena di essere registrato, così come continuiamo ad associare la fotografia a una qualche idea di bello. Immagini di luoghi reali si mischiano ad altre create in virtuale e sempre meno ci interessa stabilire i confini fra l’uno e l’altro tipo, perché se una cosa ci è stata insegnata dalla fotografia nei suoi quasi due secoli di vita, è proprio l’enorme e crescente complessità del mondo”.

Arianna Testino