A Rovigo si illustra il rapporto tra Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas
ZANDOMENEGHI E DEGAS. Impressionismo tra Firenze e Parigi
A dieci anni dall’ultima mostra monografica su Federico Zandomeneghi andata in scena a Padova, nelle sale di Palazzo Zabarella, e dopo l’esposizione di varie opere nelle rassegne dedicate al gruppo degli Italiens de Paris, oggi un progetto originale affianca le ricerche del pittore nato a Venezia nel 1841 a quelle del parigino Edgar Degas. Curata da Francesca Dini, la mostra di Rovigo si pone l’obiettivo di ricostruire il rapporto di amicizia, intenso e spigoloso, tra i due artisti, nonché di restituire gli esiti di una feconda epoca in equilibrio fra tradizione e avanguardia, tra macchia e impressione. I due poli geografici attorno cui ruota il percorso sono infatti Firenze e Parigi, e proprio al capoluogo toscano è dedicato l’incipit.
Firenze fu meta di studio, in periodi diversi, sia per Degas sia per Zandomeneghi: il francese vi giunse nel 1858 e cominciò subito a frequentare il leggendario Caffè Michelangelo, entrando così in contatto con Vincenzo Cabianca e con i giovani artisti toscani che proprio in quel torno d’anni stavano mettendo a punto la poetica della macchia. Degas si avvicinò quindi alle tematiche attente alla vita quotidiana contemporanea, come documenta in mostra il dipinto preparatorio per La famiglia Bellelli, mai esposto prima d’ora in Italia e che a Palazzo Roverella trova affinità con alcune tele macchiaiole di Odoardo Borrani, di Giovanni Fattori e di Giovanni Boldini. La seconda tappa del percorso è invece dedicata agli anni italiani di “Zandò”, il quale si trasferì a Firenze nel 1862, e si arricchisce di confronti con opere di Giuseppe Abati e di Cabianca.
Risale invece al 1874 il trasferimento definitivo di Zandomeneghi a Parigi, con la conseguente conversione all’impressionismo: l’artista accolse quindi i suggerimenti provenienti dalla modernità visiva di Degas e li rielaborò con uno stile personale, nutrito dalla tradizione cromatica veneziana. L’adesione italiano al movimento di Monet, Renoir & co. fu talmente convinto da consentire a Zandò di esporre le sue opere alla quarta mostra impressionista. Il confronto tra Zandomeneghi e Degas si fa quindi puntuale nella sezione che illustra i loro lavori degli anni Ottanta, un periodo che segna la piena maturità dell’artista veneziano. La mostra si conclude con un focus sul 1886, anno dell’ultima collettiva del gruppo impressionista: Zandomeneghi in quel momento scelse di evolvere la sua pittura verso una sintesi più autonoma, così da trovare un nuovo equilibrio narrativo basato sulla morbidezza della forma e sulla compostezza classica, tutti fattori evidenti in dipinti come Sul divano, La conversation, Bambina dai capelli rossi e Hommage à Toulouse-Lautrec.

