Art e Dossier

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Art History: Ricerca iconografica

Cristo guarisce un cieco

L’unica fonte dettagliata relativa a questo episodio della vita di Cristo è il Vangelo di Giovanni (9, 1- 41, mentre Matteo, invece, narra della guarigione di due ciechi 9, 27-31) che racconta, appunto, la guarigione da parte di Cristo di un uomo nato cieco, gesto avvenuto di sabato nel Tempio di Gerusalemme con valore evidentemente simbolico di passaggio salvifico dalle tenebre del passato alla nuova luce divina. All’iniziale domanda dei discepoli sul perché quell’uomo fosse nato cieco, Gesù rispose:"Fintanto che sono nel mondo, sono luce del mondo". Detto questo, sputò per terra, mescolò la saliva con la sabbia, stese quella poltiglia fangosa sugli occhi del cieco e gli ordinò di andare alla piscina di Siloe e di lavarvisi il viso. L’uomo ritornò e poté vedere. I farisei, che non volevano credere che l’uomo fosse realmente stato cieco, interrogarono i suoi genitori, i quali, per paura di venire esclusi dalla Sinagoga, non diedero una risposta precisa invitando i farisei a rivolgersi direttamente al figlio, abbastanza adulto per essere responsabile delle proprie parole. Questi umiliò i farisei con le sue risposte in difesa di Cristo: "Da che mondo è mondo non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi di un cieco nato. Se quell’uomo non fosse da Dio, non avrebbe potuto fare nulla". L’episodio ebbe una certa fortuna iconografica, poiché era un soggetto rispondente al clima della Controriforma, in quanto simbolo della rivelazione della fede a opera della Chiesa.