Art e Dossier

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Berlino, Nilbar Güres in mostra

categoria: In galleria
23 febbraio – 13 aprile 2018

Nilbar Güres

Berlino, Germania
Galleria Tanja Wagner

L’immagine di una donna con il volto avvolto e totalmente coperto da diversi strati di veli e niqab. Il gesto ripetuto e continuo di coprirsi per rivelarsi, negandosi. Un engramma o semplicemente un’immagine persistente che da tempo ricorre nella mia mente pensando al lavoro di Nilbar Güres. Un lavoro sofisticato e attento, capace di essere allo stesso tempo poetico e politico, teso nell’urgenza di esplorare la condizione esistenziale femminile, la percezione pubblica e l’immaginario delle donne nella società turca e europea di oggi. Una società che vede drammaticamente limitati i diritti all’uguaglianza tra i sessi, in cui la comunità gay e queer vive sotto costante minaccia e la discriminazione razzista è rampante.

« Sii un bambino del tuo tempo! Non sapere non è un errore, non chiedere lo è »

Questa massima è attribuita al califfo ʿAlī ibn Abī Ṭālib, figura di riferimento della comunità e della minoranza degli aleviti, un gruppo religioso e sub-etnico legato alla cultura popolare dell'Anatolia: musulmani dalle tendenze secolarizzanti, senza l'obbligo delle cinque preghiere rituali, che celebrano le loro cerimonie religiose accompagnate da musica e danze in un luogo diverso dalla moschea, in cui uomini e donne in abiti moderni siedono fianco a fianco condividendo lo stesso spazio. Conosciuti in Turchia come kizilbas, teste rosse, un termine percepito come dispregiativo, gli aleviti per la loro marcata eterodossia sono da sempre nella storia della Turchia e dell’Impero Ottomano vittime di torture e persecuzioni da parte dell’Islam piu’ ortodosso. Proveniente da una famiglia e una tradizione curdo-alevitica, l’artista Nilbar Güres sembra in qualche modo adottare la massima di ʿAlī come uno dei fondamenti della sua pratica: una pratica che per quanto ispirata, poetica e sospesa, riesce a rimanere intimamente empirica. E dirompente. Come il pensiero di un bambino, forse. La ricerca sul campo, il perpetuo mettere in discussione i valori tradizionali della sua cultura, il continuo spostamento del punto di vista e la capacità di porre domande universali e particolari allo stesso tempo fanno della sua pratica una tra la più interessanti e provocatorie posizioni artistiche femminili della Turchia di oggi. Le sue fotografie, video, collage, i suoi dipinti, le installazioni e performance narrano ed evocano la possibilità di esplorare e pervertire i codici identitari e culturali più stigmatizzati, in primis quelli che riguardano il ruolo delle donne nelle società islamiche e europee in generale, e affrontano il taboo dell’omosessualità o delle relazioni intime tra donne.

La galleria Tanja Wagner di Berlino, una galleria interessata a supportare un’arte per lo più al femminile, un’arte percorsa da afflati sociopolitici e da discorsi emancipatori sufficientemente radicali, gli dedica una personale aperta fino al 13 aprile 2018. Jumping Bed and Female Lovers è la prima mostra dell’artista turca nella galleria di Pohlstrasse: nuovi dipinti, collage e installazioni che affrontano il tema delle opprimenti condizioni politiche, sociali e culturali del mondo odierno, del sessismo, della violenza, della disuguaglianza tra i generi, e che evocano il problema dell’oppressione femminile e della comunità queer nella Turchia di oggi. Le sue opere sono fatte di una materialita’ sensuale, spesso caricata di erotismo, a tratti disorientante.

Una lunga cintura avvolta in spire è installata nella prima stanza della galleria e sembra aggirarsi per lo spazio carica di un’energia sessuale perturbante, un serpente pericoloso pronto a giocare l’arma della seduzione e a evocare una sensazione di pericolosità. Accanto una tela nera, il cui titolo ci introduce a quello della mostra, Jumping Bed: due figure da tratti poco riconoscibili, una linea semicircolare a rappresentare un materasso in tensione, legato a una palma, pronto a esplodere in qualche modo e scaraventare una delle due figure in aria. How I Met Your Mum e’ una installazione composta da una figura ritagliata nel tessuto e incorniciata al muro per metà – un’immagine e una forma ambigua capace di evocare allo stesso tempo una Maria e una donna islamica velata – e da una figura di cactus, anche esso ritagliato da un tessuto e piantato in un vaso di terracotta. La figura a muro mostra un volto arrossito, mentre la figura nello spazio, il cactus, è rappresentato nell’atto e nel gesto di nascondersi i genitali.  Lovers, un lavoro meno recente, rappresenta due figure femminili ritagliate dai cuscini nuziali che per tradizione vengono regalati alle spose prima del loro matrimonio. Due amanti donne, l’evocazione del desiderio sessuale queer. L’opera più recente è installata sull’ultimo muro della mostra, Frozen Zebra, una tela dipinta a righe bianche e nere, dietro cui si intravedono, nascosti a tratti, brandelli di corpi, dalla sessualita’ ambigua e mista, oggetti misteriosi e tessuti. Sul lato destro superiore un volto dai tratti maschili e allo stesso tempo femminili, con un velo da sposa, soffia, e magicamente inonda la tela di movimento. In occasione della scorsa giornata internazionale delle donne, il movimento delle donne curde ha pubblicato una lettera aperta, invocando una lotta globale per la libertà delle donne nel ventunesimo secolo: «Siamo nel bel mezzo di un processo storico. Il sistema patriarcale, come la società statalista, stanno attraversando una profonda crisi strutturale. Come donne, dobbiamo diagnosticare questa crisi sistemica con le sue cause e conseguenze, stabilire analisi forti e sviluppare prospettive che accelereranno la nostra lotta. (…)» ( https://conversations.e-flux.com/t/call-from-kurdish-womens-movement-lets-turn-the-21st-century-into-the-era-of-women-s-freedom/7718)L’arte Nilbar Güres queste analisi e prospettive sembra essere interessata a formularle.

Elena Agudio