Art e Dossier

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Cinque writers a Bologna

categoria: In galleria
20 gennaio – 8 marzo 2018

Tutti nudi. CK8, Dado, Joys, Rusty, Suf!

Bologna
Labs Gallery

Sempre più presente nei musei, nelle gallerie, nel dibattito critico e nell’opinione pubblica – ma come sottolinea Claudio Corsello il fenomeno espositivo in realtà risale già ai primi anni ’70 del Novecento –, la cosiddetta street art trova ora una nuova collocazione negli spazi della Labs Gallery di Bologna dove, grazie alla curatela di Fulvio Chimento e Luca Ciancabilla, sono esposti fino all’8 marzo alcuni lavori realizzati site specific da cinque noti artisti emiliani nati tra il 1964 e il 1975. Alla crew – quella sorta di “equipaggio” che si raduna in base a interessi comuni e stima reciproca al fine di praticare il writing urbano – costituita da CK8, Dado, Rusty, Suf!, si è aggiunto di recente il padovano Joys e tutti insieme questi artisti portano avanti un percorso di crescita collettiva che li vede impegnati non solo nel lavoro di strada, ma anche nella pubblicazione di approfondimenti teorici (come il recente trattato Teoria del writing di Dado), nell’impegno verso una “codificazione linguistica” del graffitismo, nell’elaborazione di un approccio che li ha finalmente e a pieno titolo inseriti all’interno dell’arte di oggi. Quest’ultimo concetto sta alla base della mostra bolognese, con cui si intende sancire “il definitivo riconoscimento del writing” come ambito privilegiato del contemporaneo. Tutti nudi svela le personalità degli artisti, che per l’occasione si presentano al pubblico attraverso la propria tag – il nome scelto,“fonte di ispirazione primaria, ciclica ed essenziale per chi decide di intraprendere un percorso consapevole legato all’arte di strada”, come scrivono i curatori –, invadendo e aggredendo le pareti della galleria come se fossero spazi urbani: CK8 e Suf!, all’anagrafe Monica Cuoghi e Claudio Corsello, scelgono degli specchi modulari per comporre le lettere dei loro nomi, con lo scopo di mettersi a nudo di fronte agli spettatori. Ancora più a fondo, fino a mostrare il proprio scheletro, va il lavoro di Rusty, con una composizione di radiografie allestite sotto forma di segno grafico. Di fortissimo impatto le opere di Dado il quale cuce disegni e tag con fili colorati e dissemina il pavimento della galleria di oggetti-scultura, a testimonianza che i writer non lavorano solo con la bomboletta spray ma sanno utilizzare materiali e tecniche differenti per condurre un discorso complessivo su una disciplina ancora poco conosciuta.Infine, verso la sacrestia dell’ex chiesa occupata dalla Labs Gallery, Joys propone un’installazione in legno che sconfina verso il varco delle porte, simulando pure finestre dipinte dall’esterno, e che con uno stile optical e quasi a pattern geometrico risulta di grande equilibrio compositivo. Gli artisti hanno lavorato uno a fianco all’altro, hanno accostato e addirittura mischiato le loro opere in uno stanzino dove fanno bella mostra di sé piccoli oggetti rappresentativi, un video e le scarpe robuste, sfondate e macchiate di colore, che consentono loro di oltrepassare le barriere delle città e di appropriarsi delle superfici privilegiate, dalle stazioni ai treni, ai capannoni industriali e ai muri delle periferie.Dagli inizi del writing al “salto verso un modo totalizzante di intendere l’arte”, Tutti nudi riesce ad abbattere dei pregiudizi ancora diffusi, a innescare uno sguardo positivo in chi osserva le opere dentro e fuori dalla galleria e che, dopo aver visitato la mostra, potrà considerare con un diverso approccio l’arte di strada.