Art e Dossier

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I giardini: una mostra al Grand Palais

categoria: Mostre
15 marzo – 24 luglio 2017

Jardinis

Parigi, Francia
Grand Palais

Le piante sono il futuro dell’umanità, anzi, hanno già inventato il nostro futuro. È l’idea, saldamente fondata, dello scienziato Stefano Mancuso, espressa anche di recente nel libro Plant revolution (Giunti, Firenze 2017). Il verde «consuma poca energia, ha un'architettura modulare, un'intelligenza distribuita e nessun centro di comando» afferma lo scienziato, segnalato come uno dei venti italiani che ci cambieranno la vita. Che non esista «nulla di meglio sulla Terra cui ispirarsi», come lui dice, lo conferma in modo spettacolare la mostra Jardins. È un’immersione avvolgente nel verde addomesticato, e non solo, con quasi cinquecento opere dall’antichità a oggi: dall’arte pompeiana alle proposte contemporanee di Tillmans o Richter, dai filmati dei fratelli Lumière a registi come Greenaway e Burton, dagli agrumi di cera o dipinti a mo’ di catalogo delle meraviglie nella Firenze medicea, dalle installazioni del giapponese Kôichi Kurita (Soil library, pavimento ricomposto con centinaia di pannelli con granelli di terra diversi, raccolti lungo la Loira). E poi, l’idea del giardino in Fragonard, Watteau, Klimt, Monet, Klee, Picasso, Matisse, Moser, e decine di altri pittori. E ancora, le porte decorate dall’impressionista Caillebotte, i fiori di Berthe Morisot, quelli pressati e seccati da Runge o Klee. E i labirinti, i grandi parchi reali sei-settecenteschi, le vedute di Bellotto e Bruegel il Giovane. E inedite curiosità: come le centinaia di cortecce di diverse essenze raccolte ciascuna entro una scatola di legno; i gioielli di Van Cleef & Arpels, i fiori di cera, di piccole perle e perfino di vetro. Il consiglio è quello di lasciarsi andare, almeno in questa mostra, a una passeggiata senza meta, e lasciarsi travolgere da curiosità, stupore, ammirazione, per capolavori come la Piccola zolla di terra di Dürer. Si parte col poetico grande frottage Verde del bosco con camicia di Giuseppe Penone (1984), nella stessa sala che mostra il pannello con l’idilliaco giardino dalla casa pompeiana del braccialetto d’oro, una copia del Polifilo, pubblicato nel 1499, e il piccolo acquerello di Dürer con la Madonna circondata da miriadi di piante e animaletti: uno fra i microcosmi più perfetti che pittore abbia mai immaginato. Accostamenti mai banali, e un catalogo che è anche un capolavoro di grafica. Dieci e lode.

Gloria Fossi