Art e Dossier

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La ricerca delle radici per Mario Ceroli

categoria: In galleria
7 giugno – 7 ottobre 2018

Mario Ceroli. La grande occasione

Bologna
Galleria de’ Foscherari

 

Era il memorabile 1968 quando alla Galleria de’ Foscherari di Bologna inaugurava la mostra Aria di Daria di Mario Ceroli: un evento straordinario in cui per raccontare una travolgente storia d’amore si esponevano le sagome, ritagliate in pino di Russia e poi diventate celebri, dell’artista e della bellissima Daria Nicolodi. Da allora, la galleria bolognese ha organizzato ben dieci mostre personali (la penultima del 2012) dello scultore-falegname che ha segnato fortemente la cultura artistica del secondo Novecento in Italia a partire dal 1963, anche dopo il suo scostarsi dal movimento dell’Arte povera per divergenze d’opinione. A cinquant’anni di distanza da quel progetto, l’ottantenne Ceroli torna negli spazi di De’ Foscherari con una serie assolutamente inaspettata, realizzata in molti esemplari negli ultimi due anni e che a prima vista sembra contraddire uno dei suoi principi guida – “il legno è l'unico materiale che ti dà la possibilità di realizzare immediatamente un'idea” – ma che in realtà si lega profondamente a tutte le produzioni passate, oltre a una poetica solidissima e ancora decisamente innovativa. Le opere esposte (una decina) sono infatti delle grandi tele su cui l’artista ha tracciato – con “grande felicità ed energia” come dichiara il fondatore della galleria, Pasquale Ribuffo – dei segni continui e coloratissimi che testimoniano ancora oggi uno straordinario entusiasmo e una costante volontà di cambiare il mondo tramite la pratica artistica. Impugnando i pastelli a mazzo, Ceroli dipinge ora delle matasse colorate che a un’attenta osservazione manifestano in alcuni casi strette analogie con le grandi lettere dell’alfabeto intagliate nel legno negli anni del suo esordio, o che nelle opere come Onde gravitazionaliLa nuova coppia o, ancora, a Figura di donna, evidenziano come alla base ci sia “una sezione d’albero i cui cerchi concentrici subiscono torsioni e si avviluppano fino ad alludere a vere e proprie figure” come scrive Vittorio Boarini presentando la mostra. Ecco allora che nel lavoro del “falegname del mondo” è sempre centrale ed insostituibile l’albero, con la sua vitalità naturale e con le evidenti valenze simboliche. Il titolo della mostra è stato scelto da Ceroli stesso. La grande occasione può allora essere letta secondo vari punti di vista, da quello della galleria che può vantarsi di un’ulteriore esposizione di un artista tra i più importanti ancora viventi; da quello del pubblico e della critica, che possono scoprire la nuova sorprendente serie, ma anche dall’artista che ci teneva in modo particolare a esporre le tele da De’ Foscherari: “credo di aver capito ciò che Ceroli intende più precisamente quando parla della sua grande occasione: andare con altri mezzi, all’apparenza più tradizionali, alla radice del suo operare per scoprire che essa è anche l’origine della vita”, aggiunge Vittorio Boarini. Nel catalogo della mostra antologica del 2012 ci si chiedeva: “Ceroli va considerato ormai alla stregua dei classici, oppure nel contesto attuale la sua opera non si è ancora riconciliata con le Muse e mantiene un potenziale innovatore tale da poter innescare inediti processi sperimentali?”. Non sappiamo se lo scultore già allora stesse pensando alle tele cui si è poi dedicato, ma di certo con La grande occasione ha saputo rispondere chiaramente all’interrogativo, dimostrando che il suo desiderio di sperimentazione e innovazione non si è ancora spento, anzi è vivido e prefigura ulteriori ricerche.

Marta Santaccaterina