Milano dedica una grande mostra alla dinastia dei Brueghel
I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa
A circa dieci anni dalle due grandi esposizioni, a Bologna e a Venaria Reale, dedicate a una delle più significative dinastie di pittori del Rinascimento europeo, a Milano si è allestita una rassegna che riunisce più di ottanta opere, tra dipinti, disegni e stampe, capaci di illustrare la storia e la fortuna che ebbero i Brueghel tra la metà del Cinquecento e la fine del Seicento. Il progetto, firmato da Bernard Aikema e curato da Carlotta Striolo, contestualizza innanzitutto la produzione dei celebri fiamminghi nei Paesi Bassi di inizio del XVII secolo, epoca segnata da profondi cambiamenti culturali, sociali ed economici: stava nascendo allora la letteratura d’arte, con la conseguente definizione delle scuole e la codifica di “canoni” destinati ad ascrivere le opere a specifici generi; inoltre il mercato dell’arte si stava rinnovando e allargando, incentivando di conseguenza i pittori a specializzarsi nella scelta di determinati soggetti, non più prevalentemente sacri. Il “brand Brueghel” divenne così emblematico nella formulazione dei “generi pittorici” grazie a una produzione focalizzata sui paesaggi innevati, sulle burrasche, sulle nature morte, sulle scene di vita contadina e sulle battaglie.
Il percorso prende il via con le opere del capostipite Pieter Bruegel il Vecchio che, ancora inserito nel significativo filone dei paesaggisti fiamminghi, seppe reinterpretare l’eredità di Hieronymus Bosch, calando le sue visioni oniriche e spaventose in uno scenario più reale, nel quale i protagonisti non sono più i mostri, le allegorie, le visioni fantastiche ma la terra, la neve, i paesi popolati da contadini intenti alle loro attività quotidiane. Il figlio primogenito, Pieter Brueghel il Giovane, proseguì sulla stessa strada, diffondendo lo stile e le iconografie paterne e rendendole sempre più accattivanti a livello commerciale: i suoi paesaggi innevati, le feste popolari e le nature morte assunsero così un carattere quasi seriale. Il marchio della famiglia venne quindi a consolidarsi e le opere, spesso realizzate dai bravi copisti della bottega, dilagarono nel mercato: ecco perché oggi la mostra affronta anche le complesse questioni relative alle attribuzioni dei dipinti. Di grande interesse sono inoltre le sezioni dedicate al secondogenito Jan Brueghel il Vecchio, figura cosmopolita che soggiornò sia a Praga sia in Italia, studiando il Manierismo e ottenendo committenze elevate, come quella di Federico Borromeo, il cardinale che si distinse per la sua collezione di arte fiamminga in Italia. Si deve a Jan, che lavorò anche con Rubens, l’introduzione nella bottega dei Brueghel di nuovi soggetti, come il Paradiso terrestre, le allegorie degli Elementi e delle Stagioni, le scene mitologiche.
Lungo il percorso espositivo sono esposte anche alcune opere di confronto di maestri italiani della famigliare dei Bassano e di artisti fiamminghi che hanno adottato le tecniche e lo stile dei Brueghel, così da restituire un quadro il più possibile completo di un fenomeno artistico che ha connotato fortemente l’Europa di quei secoli.
Marta Santacatterina

