Milano dedica una retrospettiva a Carlo Maria Mariani
Carlo Maria Mariani. L’eternità della pittura
Dopo la scomparsa di Carlo Maria Mariani avvenuta nel 2021, Milano dedica all’artista la prima retrospettiva postuma e completa, la cui curatela è stata affidata a Eike Schmidt e Clayton Calvert. La mostra, che non a caso si intitola L’eternità della pittura, intende ripercorrere l’intera carriera di Mariani dagli anni Quaranta al 2019 e lo fa attraverso settanta opere dalle quali è possibile percepire la rilevanza di questa figura. La ricerca di Mariani, infatti, è sempre stata profondamente radicata nello studio dei testi teorici, letterari e filosofici: tutti pilastri su cui si fondano i dipinti nei quali l’artista intreccia memoria, bellezza e percezione secondo un approccio rigoroso e concettualmente innovativo.
Il suo lavoro, come dimostrano le pitture e i grandi cartoni esposti a Palazzo Citterio, rielaborano in chiave intellettuale diversi stili del passato, tra cui il neoclassicismo, l’iperrealismo, l’astrattismo, il concettuale e la pittura metafisica: ne emerge uno scenario complesso e coerente nel quale si colloca l’artista.
I suoi esordi a Roma sono fortemente segnati dalla memoria visiva dell’arte rinascimentale della Capitale e dalle opere di Raffaello e Michelangelo, su cui poi si innestano suggestioni veneziane, soprattutto da Tintoretto, una volta visitata Venezia. Nel contesto degli anni Sessanta, con le tensioni e i mutamenti sociali, Mariani introduce nei quadri i simboli della modernità, ma è nel decennio successivo che il suo stile può dirsi maturo: una tecnica virtuosistica, soprattutto nella rappresentazione della figura umana, si combina con lo studio dei protagonisti del Neoclassicismo, da Goethe a Winckelmann, e poi Mengs, Canova, Ingres, David e Kauffmann. Negli anni Ottanta Mariani continua a esplorare le fonti storiche, traducendole in allegorie profondamente personali ricche di rimandi iconografici, mentre alla fine del decennio si dedica alle grandi teste, divenute un suo Leitmotiv fino a quando, ormai trasferitosi a New York, nel 2001 comincia a collocare i busti di ispirazione classica davanti allo skyline della Grande Mela. Il trasferimento negli Stati Uniti lo porta tuttavia a interrogarsi sulla sua pratica artistica e alla fine degli anni Novanta alcuni lavori assumono una tonalità più cupa; il senso di inquietudine pervade inoltre le opere realizzate successivamente all’attentato dell’11 settembre 2001. Le ultime ricerche, infine, si connotano per un carattere fortemente introspettivo.
“Carlo Maria Mariani – dichiara Clayton Calvert – rappresenta un unicum nel mondo dell’arte e possiamo tranquillamente definirlo un artista radicalmente concettuale e contemporaneo neoclassico, pop, e metafisico e surrealista, nella parte finale della sua vita, che ha sempre esaltato la bellezza della pittura intelligente e immortale. Mariani amava definirsi ‘un artista concettuale che dipinge, non un pittore concettuale’”. Eike Schmidt inoltre conclude: “Nessun altro artista del nostro tempo ha saputo esprimere con altrettanta coerenza i temi dell’arte concettuale in quel linguaggio al quale la pittura, nel corso di oltre due millenni, è tornata incessantemente a rivolgersi: il linguaggio della classicità. Non si tratta di un nostalgico ripiegamento verso un’epoca ritenuta ormai trascorsa, bensì dell’attivazione, fuori dal tempo, di una grammatica mai perduta e di un vocabolario vetusto ma presente, accresciutosi attraverso le esperienze della modernità”.
Marta Santacatterina

