Art e Dossier

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Omaggio ad Hans Hartung: tra Torino e Londra

categoria: In galleria
25 ottobre 2019 – 18 gennaio 2020

Hans Hartung

Torino
Galleria Mazzoleni

Due mostre celebrano i trent’anni dalla morte di Hans Hartung: a organizzarle e ad allestirle nelle sue sedi di Torino e di Londra, la galleria Mazzoleni, che con l’artista ha un rapporto privilegiato, dal momento che una sua prima presentazione risale al 2004, mentre nel capoluogo piemontese gli era già stata dedicata un’importante retrospettiva con oltre 180 opere, alla GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna nel 1966: una relazione di lunga durata quindi, quella tra la città e il pittore. La selezione esposta da Mazzoleni nelle sontuose sale di palazzo Panizza, nella centrale piazza Solferino di Torino, documenta la carriera artistica di Hartung a partire da alcune carte degli anni Cinquanta, per poi focalizzarsi su un prezioso nucleo di dipinti realizzati negli anni Sessanta e che costituiscono il fulcro della mostra, mentre al piano superiore il percorso si conclude con alcuni lavori degli anni Settanta e Ottanta: in tutto, circa cinquanta opere a illustrare la significativa portata di un pittore che – assieme ad altri esponenti della cosiddetta Arte Informale che nella sede di Londra lo affiancano in un dialogo ininterrotto tra passato e presente –, si è posto l’obiettivo di sviluppare una nuova arte per l’epoca moderna, facendo della pittura un mezzo per esplorare l’animo umano e per espandere i limiti della realtà, come spiega Alan Montgomery nel catalogo che accompagna entrambe le esposizioni. Le due iniziative sono anche l’occasione per riscoprire la vita complessa di Hartung, nato in Germania, e a Lipsia in particolare, nel 1904: studi in Accademia e a confronto con i classici (Rembrandt, Goya, Frans Hals, Le Greco), poi periodi di approfondimento a Monaco e a Parigi, dove incontra Alexander Calder, Vasily Kandinsky, Joan Miró e Piet Mondrian e dove ha anche occasione di esporre i primi lavori. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale è per il pittore particolarmente problematico: e in quanto cittadino tedesco è costretto a subire sette mesi di prigionia, a cui fa seguito l’arruolamento nella Legione Straniera per combattere il nazifascismo. Concluso il conflitto e divenuto a tutti gli effetti cittadino francese, Hartung riprende a dipingere affermandosi sulla scena artistica europea entro i primi anni Sessanta – proprio nel 1960 vince il Gran premio per la pittura della Biennale di Venezia – come uno dei maggiori esponenti dell’Informale, nella particolare accezione definita “Tachisme”: uno stile legato non solo all’assenza della figura, ma a una grande libertà consentita dall’uso delle “macchie” (da cui deriva il termine) e a una composizione lontana dalle restrizioni della geometria. Ecco allora che il gesto e la fisicità della pittura diventano elementi chiave: “Scarabocchiare, grattare, agire sulla tela, dipingere infine, mi sembrano delle attività umane così immediate, spontanee e semplici come lo possono essere il canto, la danza o il gioco di un animale”, ha dichiarato Hartung. Non si pensi tuttavia alla casualità della pittura per le sue opere: il rigore compositivo – da giovane si interessò alle regole della sezione aurea – è solo apparente, e frutto di esatte meditazioni e meticolosi bozzetti.Le due mostre su Hans Hartung e sul circolo di pittori formatosi in una Parigi felicemente rinata nel Dopoguerra – senza dimenticare che pure nella capitale francese, al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, è in corso una retrospettiva su di lui – vogliono celebrare “una generazione che ebbe un enorme impatto sulle successive, documentando la carriera di un gruppo di artisti che frequentavano gli stessi ambienti, che ammiravano gli uni le opere degli altri e che spesso esposero insieme nel corso delle loro vite”, scrive ancora Alan Montgomery.

Marta Santacatterina