Renoir e l'amore: una grande mostra londinese
Renoir and Love
Londra, Carnaby Street. Da qualche giorno un gigantesco murale con Gli ombrelli di Renoir annuncia ai passanti la mostra Renoir and Love, che apre sabato 3 ottobre alla National Gallery. L’abbiamo visitata in anteprima con Christopher Riopelle e Chiara Di Stefano, curatori della rassegna londinese che fa seguito alla mostra parigina di quest’estate al Musée d’Orsay.
Il notevole catalogo, identico in entrambe le edizioni, offre aperture inedite per comprendere la rassegna. Consigliamo vivamente di leggere i saggi dei curatori. Fra questi Paul Perrin per la parte francese e Katie Hanson per la mostra che si sposterà al Museum of Fine Arts di Boston a fine febbraio 2027. Ci sono però sottili variazioni nelle opere esposte, e a nostro parere nelle sale della Sainsbury Wing si respira un’atmosfera più raccolta, più compatta e a misura d’uomo rispetto all’immensità un po’ labirintica dell’esposizione parigina. Ospite di eccezione all’anteprima una sorridente Megan Renoir, la più giovane discendente di Pierre-Auguste Renoir (Limoges 1841-Cagnes-sur-Mer 1919). Con lei ci siamo soffermate a parlare anche del suo bisnonno, il geniale regista Jean Renoir, figlio del pittore, e autore di un libro fondamentale sulla vita di Renoir (Renoir, my father, 1962, pubblicato in Italia da Adelphi, che consigliamo vivamente). E come non pensare al suo film del 1946, Una Gita in campagna, tratto da un racconto di Maupassant, ma ispirato visivamente a diversi dipinti del padre, come L’altalena del Musée d’Orsay, esposta qui a Londra. Era presente pure Katie Hanson, che ha commentato alcuni dipinti esposti l’anno prossimo a Boston. Fra questi, assente a Parigi, l’intrigante L’uscita dal Conservatorio (1876-1877) della Barnes Foundation di Philadelphia. Le figure a grande scala hanno gesti memorabili che potrebbero sfuggire a prima vista: in primo piano, un uomo maturo appoggia la mano sulla spalla di un giovane titubante, quasi a spingerlo verso la giovane musicista che gli sta davanti con lo spartito arrotolato fra le mani.
Sono proprio i gesti, gli sguardi, il piacere della socialità, dello stare insieme nelle occasioni conviviali come i balli all’aperto, i caffè, le conversazioni, i giardini, sui quali si soffermano i curatori. Scene di quotidiana normalità, ma con impostazioni di grande modernità. Con Riopelle ci soffermiamo davanti alla stupenda Veduta a Bougival (1873), del Milawakee Art Museum, dove il cane in primo piano pare quasi impedire allo spettatore di avvicinarsi alla coppia in secondo piano, lei di schiena, con l’ombrellino abbassato, e lui appena visibile davanti a lei. Sullo sfondo, l’ameno paesaggio sulla Senna. Non solo, però, il Renoir più familiare vicino a Monet, Sisley, Bazille e gli altri amici impressionisti: attorno al 1884 l’artista rifiuta l’impressionismo a favore del Rinascimento italiano, Raffaello in testa. Ed ecco le Grandi Bagnanti di Filadelfia, atmosfera di una nuova Arcadia e poi l’affascinante gruppo di fanciulle in un interno Pomeriggio di bambine a Wargemont, e ancora un capolavoro come Maternità, dove posa, come spesso accade, l’amata moglie e modella Charine Aligot. La mamma di Jean, il regista.
Gloria Fossi

