San Francesco, la sua figura attraverso i secoli
L'immagine di Francesco. Dal Medioevo al Novecento
L’ottavo centenario esatto dalla morte di San Francesco viene celebrato ad Arezzo con un progetto espositivo curato da Cristina Acidini e che si pone l’obiettivo di ripercorrere, attraverso quasi ottanta opere e documenti, come è stato raffigurato e presentato ai fedeli il “Poverello di Assisi” lungo un arco cronologico che va dal Medioevo al Novecento. Il santo peraltro ebbe profondi legami con il territorio aretino, dove poté vivere alcuni momenti intensi e drammatici, come narra suo biografo Bonaventura da Bagnoregio: Francesco vide i demoni sopra la città e invitò un suo compagno a scacciarli invocando Dio; presso Cortona, nel 1211, fondò il convento di Celle, mentre sul monte di La Verna ricevette le stigmate dal Crocifisso; infine, nel luogo in cui avvenne il miracolo, fu poi costruito uno dei più importanti conventi francescani d’Italia.
Visitando la mostra si può comprendere allora, parafrasando le parole della curatrice, come ogni epoca ebbe il “suo” san Francesco. Lo dimostrano i tanti capolavori da cui emerge il cambiamento della sua iconografia fin dai decenni successivi alla morte e dalla rapida canonizzazione. Tra le prime testimonianze che si incontrano spicca la tavola di Margarito d’Arezzo che mostra il patrono d’Italia tonsurato sotto il cappuccio e con la barba, caratteristica che sparirà nelle raffigurazioni più tarde. Dalla metà del Duecento si stabilizza invece il racconto delle storie della vita del santo e dei suoi miracoli; in particolare l’attenzione viene posta sull’episodio delle stigmate, così da presentare Francesco come “alter Christus” (emblematica in tal senso la tavola di Beato Angelico). Seguono quindi, in ordine sostanzialmente cronologico, lavori di Sandro Botticelli, poi di Annibale Carracci e di Federico Barocci che accentuano il misticismo di Francesco. In epoca barocca la figura dell’assisiate diventa protagonista di trionfali scenografie che lo collocano nella gloria del Paradiso, come nella tela di Luca Giordano, mentre in tempi più recenti tende a mancare un’iconografia privilegiata e il santo viene rappresentato sia nel contesto della narrazione di episodi edificanti e miracolosi, sia in atteggiamento estatico. La mostra, oltre ai tanti dipinti, comprende anche sculture, miniature, volumi antichi, nonché un focus sulle celebrazioni francescane del 1926 e sull’impegno di Duilio Cambellotti che per l’occasione, tra l’altro, realizzò una vetrata e un volume illustrato le cui tempere si possono ammirare ad Arezzo.
Marta Santacatterina

