Un percorso francescano nell’arte del Novecento e dei primi anni Duemila
San Francesco nostro contemporaneo tra arte e spiritualità
Se da pochi giorni si è conclusa la mostra Giotto e san Francesco alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, il capoluogo di regione ospita ancora, fino all’autunno, un ulteriore progetto espositivo nato dalla collaborazione tra Fondazione Perugia e la Gnu e che ruota attorno alla figura del santo eletto patrono d’Italia, di cui ricorrono gli ottocento anni dalla morte. Il progetto, curato da Costantino D’Orazio, prende il via da diverse coordinate cronologiche, collocandosi nel XX secolo e spingendosi fino ai primi anni Duemila, e convoca opere di artisti italiani e non che hanno saputo riflettere sulla portata spirituale del “poverello di Assisi” e su valori quali una relazione armonica con la natura, l’attenzione verso gli ultimi, il dialogo tra le creature e la tensione verso una dimensione autentica dell’esistenza.
Nelle sale di Palazzo Baldeschi si ammirano opere appartenenti all’ambito dell’Arte Povera, quindi realizzate con materiali quotidiani, privi di valore intrinseco, come il legno grezzo o i sacchi usati; ne sono esempi i lavori di Alberto Burri e di Mario Ceroli, le installazioni di Jannis Kounellis, le opere spirituali di William Congdon, le sculture arcaicizzanti di Mimmo Paladino e la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto. Il Cantico delle creature “cancellato” da Emilio Isgrò presenta un indissolubile legame con le parole di san Francesco, come del resto il dittico di Omar Galliani intitolato In Lumine Dei, che rende omaggio allo stesso componimento poetico. Tra i temi cruciali della spiritualità francescana c’è anche il rapporto tra uomo e natura e in mostra viene rappresentato tramite le ricerche di Marina Abramović, Giuseppe Penone, Nicola Samorì, Luigi Serafini, Kiki Smith, Bruno Ceccobelli e Maurizio Cattelan, mentre Gerardo Dottori è autore di opere esplicitamente ispirate alla figura di Francesco. Non mancano delle testimonianze antiche sul culto del Santo, come delle medaglie devozionali e reliquari, mentre un nucleo di opere grafiche di Paul Cezanne, Jean Cocteau, Alberto Giacometti, Mario Sironi, Odilon Redon, Maurice Denis, Marc Chagall, Paul Gauguin, Pablo Picasso e Henri Rosseau completano l’esperienza di visita alla mostra. Prende così forma una nuova lettura del lascito del “poverello di Assisi” nella regione in cui nacque e che ancora oggi conserva tracce profonde della sua eredità spirituale e culturale.
Marta Santacatterina

