Vincenzo Agnetti al Rifugio Digitale a Firenze
Vincenzo Agnetti. Lavorare insieme è atto politico
È in corso fino al 4 marzo presso Rifugio Digitale, spazio espositivo nel centro di Firenze dentro un tunnel antiaereo della seconda guerra mondiale, dedicato all’arte e alla tecnologia con la direzione artistica di Laura Andreini, la mostra digitale Vincenzo Agnetti. Lavorare insieme è atto politico, a cura di Bruno Corà e dell’Archivio Agnetti.
La mostra, con il supporto tecnico e creativo dello studio Scena Urbana di Brescia, accompagna la pubblicazione del volume con lo stesso titolo in occasione del centenario della nascita dell’artista (1926-1981) e racconta in modo immersivo, attraverso immagini e testi che si susseguono su sedici schermi lungo i trentatré metri del Rifugio, i sodalizi, negli anni Sessanta e Settanta, tra Agnetti e diversi esponenti del panorama artistico e intellettuale milanese come Paolo Scheggi, Piero Manzoni, Claudio Parmiggiani, Enrico Castellani, Fausto Melotti, Gianni Colombo, Vanni Scheiwiller, Tommaso Trini.
Dopo una la formazione a Brera e al Piccolo Teatro, già alla fine degli anni Cinquanta Agnetti frequenta Manzoni e Castellani, con cui condivide idee e progetti; scrive su “Azimuth” e si avvicina alla pittura informale e alla poesia. Nel 1962 Agnetti parte con la famiglia per l’Argentina, dove lavora nel campo dell’automazione elettronica. Dopo il ritorno nel 1967, fino alla sua morte improvvisa nel 1981, si manifesta la fase espressiva compiutamente artistica di Agnetti, che sperimenta contaminazioni in senso concettuale tra linguaggio, pittura, scultura, installazioni, performance, senza aderire a nessuna particolare corrente. Tuttavia, come spiegano Germana Agnetti e Guido Barbato nell’introduzione al volume, forse «rimaneva il desiderio di ricreare quel “lavorare insieme” che aveva sperimentato alla fine degli anni Cinquanta. Forse … era la consapevolezza che la condivisione di progetti e aspirazioni moltiplicano al quadrato l’essenza dell’arte, forse era solo un atto politico e l’essere politico era una sua condizione esistenziale»: in quegli anni Agnetti intrattiene una fitta rete di relazioni e con gli amici, «quale promotore di consonanze operative», secondo Corà, lavora anche a progetti collaborativi che portano a esiti originali, ricordati nella mostra al Rifugio Digitale.
L’evento inaugurale della mostra il 13, 14 e 15 febbraio ha incluso un talk al Teatro nazionale di Firenze, sala ottocentesca appena restaurata dallo Studio Marco Casamonti / Archea Associati, e un’esperienza di visita virtuale di Il Tempio. La nascita dell’Eidos, opera del 1971 di Vincenzo Agnetti e Paolo Scheggi, mai realizzata per la morte di quest’ultimo.
Ilaria Ferraris

