Art e Dossier

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La rotonda di Palmieri

categoria: dentro l'opera

Giovanni Fattori, La rotonda di Palmieri (1866), Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

È forse il più piccolo capolavoro dell’Ottocento italiano: il quarantunenne Giovanni Fattori, capoguida dei macchiaioli, lo dipinse con i colori a olio su una tavoletta orizzontale lunga pochi centimetri, e in quei pochi centimetri riuscì a condensare l’ariosa luminosità dei Bagni Palmieri sul lungomare di Livorno (la costa tanto amata dal gruppo dei macchiaioli), e ben sette figure femminili all’ombra del tipico tendone da mare. Sul margine destro della tavoletta, l’artista si firmò e datò l’opera: “Gio. Fattori 1866”. Forse è una scena di mezza stagione, dal momento che le signore, tutte col cappello, come usanza dell’epoca, hanno le vesti coperte da mantelline. Di nessuna di loro si riconoscono i lineamenti, eppure si riesce quasi a indovinare qualche sguardo, qualche frammento di un discorso, forse un vago pensiero. Ogni donna ha una posa diversa, in una sorta di ritmico andamento, secondo i contrasti cromatici del bianco, del rosso, dell’azzurro, del nero Fra le dame in placido conversare pare ci sia anche la giovane moglie del pittore, malata di tisi, che morirà precocemente un anno dopo. Qui Fattori raggiunge i vertici dell’immediatezza e dell’essenzialità della sua pittura, talvolta paragonata a quella dei grandi del primo Quattrocento fiorentino, come Angelico e Masaccio. La sua pennellata, tipicamente macchiaiola, è fatta di larghe, piatte stesure di colori puri, non mischiati fra loro. Non si creda però che l’opera sia stata dipinta direttamente dal vero. La lunga elaborazione del quadro è testimoniata da numerosi studi e schizzi per studiare i rapporti fra le varie figure, e fra le figure e il paesaggio mirabilmente sintetizzato da una striscia piatta di mare blu e il profilo della costa livornese.

Gloria Fossi