Art e Dossier

Abitare il Rinascimento: una mostra a Siena

categoria: Grandi Mostre
22 May – 1 November 2026

Arredare il Rinascimento. Arredi domestici a Siena dal XV secolo all’epoca della Maniera

Nel cuore di Siena, un’incantevole mostra curata da Marilena Caciorgna e Laura Bonelli è allestita nel palazzo delle Papesse. Da tempo adibito a sede espositiva, con spazi appositamente restaurati ai piani alti e con una terrazza spettacolare che vale di per sé la visita, il palazzo era stato edificato attorno al 1460, per costituire la dimora di Camilla Piccolomini, sorella di Laudomia e del mecenate umanista Enea Silvio, eletto papa Pio II nel 1458. Gli affreschi originali sui soffitti sono scomparsi, ma anche quelli che restano, del XIX secolo, si prestano a creare la giusta atmosfera al primo e al secondo piano dove oggi si ammirano decine di arredi e dipinti senesi del Quattrocento e del Cinquecento.

Ci aggiriamo fra cassoni nuziali ornati di stucchi e rilievi araldici che inquadrano scene mitologiche tratte dalla letteratura antica; fra cassapanche, ornamenti per spalliere e lettucci, fra tavolette note come “sbacchere”, che ornavano i soffitti. Indugiamo nella sala con i deschi da parto, per tradizione circolari, simbolici vassoi che il marito donava alla puerpera, dipinti con temi sacri ispirati alla nascita, o alle virtù da infondere al neonato. È il caso, piuttosto raro dal punto di vista iconografico, di una tavoletta, in origine circolare, con grottesche rosse e nere su fondo giallo, a imitazione dell’oro. Dipinta a tempera dall’ottimo Girolamo del Pacchia fra 1510 e 1520, mostra in primo piano, dal fondo di uno sfumato paesaggio, la delicata figura di Mosé fanciullo, simile a un putto raffaellesco, che tiene in mano un carbone ardente. Il bimbo è esempio di virtù, perché alla corona regale e a una coppa dorata, cioè alle ricchezze materiali, preferisce la prova virtuosa di un carbone ardente da stringere nella piccola mano. La fonte è biblica, mediata da testi medievali, come la fonte di due tavole di Francesco di Giorgio Martini, delicate e bellissime, con Storie di Giuseppe, dal fronte di un cassone. E così la serie di un anonimo artista di metà Quattrocento, con eroine bibliche come Giuditta, Dalila e Semiramide.

In altri esempi spiccano favole antiche, come il Giudizio di Paride del Maestro del desco Chigi Saracini. La disposizione originale di tali arredi è perduta per sempre, ed è oggi solo immaginabile attraverso l’iconografia di scene sacre e profane di dipinti, miniature, ceramiche di artisti senesi più o meno famosi, fra cui Francesco di Giorgio Martini, Benvenuto di Giovanni, Girolamo del Pacchia, Domenico Beccafumi. Dei molti capolavori esposti citiamo almeno il fronte di cassone nuziale di Benvenuto di Giovanni con il Trionfo di David, nello scenario fantasioso di una città turrita con mura rosate, che piace immaginare sia una Siena ideale, novella Roma. E ancora, Scipione l’Africano e la Continenza, parte di un ciclo eroico di Francesco di Giorgio Martini e il Maestro di Griselda, che attorno al 1490 andò a decorare una spalliera per un palazzo dei Piccolomini. Infine, di intensa suggestione, Venere con l’elmo di Marte e due putti, frammento quasi a monocromo di una spalliera di letto, dipinta a olio da Beccafumi attorno al 1510. In ciascuna sala i pannelli spiegano la funzione di tali arredi. Il catalogo Sillabe è arricchito da approfondimenti di diversi studiosi.

Gloria Fossi