Alcuni dipinti esposti alla BIAF
XXXIV Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze (BIAF)
Nel numero cartaceo di settembre di "Art e Dossier" avevamo anticipato l’arrivo a Firenze di opere provenienti da tutto il mondo in occasione della XXXIV Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze (BIAF), tra i principali appuntamenti internazionali dedicati all’arte antica e all’antiquariato. A completare quella prima anticipazione, presentiamo ora un approfondimento su alcuni dipinti, con le relative gallerie che li espongono, individuate tra le numerose proposte della manifestazione per qualità, rilevanza storico-artistica e interesse collezionistico. Una scelta necessariamente parziale, considerata l’ampiezza e la varietà del panorama offerto dalla prestigiosa mostra-mercato.
- GALERIE CANESSO – “Trittico con la Madonna dell’Umiltà” di Andrea di Bartolo di Fredi, artista documentato dal 1389 al 1428
All’ingresso di Galerie Canesso si trova, avvolto nel silenzio, un raffinato trittico tabernacolo a fondo oro, concepito per la devozione privata. L’attribuzione ad Andrea di Bartolo (documentato dal 1389 al 1428), confermata da Stella Sonia Chiodo e Filippo Todini, è ricondotta da Chiodo alla fase matura dell’artista, riconoscibile nel tratto fluido e sinuoso e nella raffinata eleganza delle figure. Al centro, la Madonna dell’Umiltà siede su un cuscino rosso ornato d’oro, immersa in un rigoglioso prato fiorito. Proprio nella delicata resa della vegetazione, Chiodo riconosce l’influenza della tradizione floreale adriatica, elemento che arricchisce il linguaggio tardogotico dell’opera. La scena acquista particolare intensità nella tenera relazione tra madre e figlio: le guance della Vergine e quelle del Bambino sono appena ravvivate da un lieve rossore; inoltre, Gesù, con un piccolo fiore bianco nella mano, rivolge lo sguardo alla madre, che lo accoglie dolcemente sulle proprie ginocchia. La presenza del frate domenicano suggerisce la destinazione dell’opera a un membro dell’Ordine dei Predicatori. Nel timpano centrale, la consueta figura del Redentore è sostituita dalla visione di san Gregorio Magno, episodio narrato dalla “Legenda Aurea” di Jacopo da Varazze, scritta nella seconda metà del XIII secolo: il santo assiste all’apparizione dell’angelo che rinfodera la spada, episodio tradizionalmente associato alla fine della peste e all’origine della dedicazione del Mausoleo di Adriano a Castel Sant’Angelo. Gli sportelli laterali completano la scena con gruppi di santi, mentre i timpani raffigurano l’Annunciazione.
- ALICE FINE ART – “Paesaggio fluviale con barcaioli” di Annibale Carracci (1580 ca.)
Cattura l’attenzione, da Alice Fine Art, l’interessante “Paesaggio fluviale con barcaioli” di Annibale Carracci, databile alla fine degli anni Ottanta del Cinquecento. Una barca guidata da alcune figure umane solca languidamente il corso d’acqua di un fiume, immerso tra alberi e canneti, guidando lo sguardo dell’osservatore e suscitando un intenso coinvolgimento emotivo. Come riporta la scheda di Anna Maria Tucci, la luce diffusa, debitrice delle suggestioni della pittura veneta, che Carracci ebbe modo di conoscere sul finire del 1587, trasforma la semplice rappresentazione naturalistica in una più profonda riflessione sul paesaggio, colto nella sua dimensione immanente, immutabile e al tempo stesso vitale. Precursore di una sensibilità moderna, Carracci adotta una pennellata rapida e corsiva, di evidente ascendenza veneta, alternando sapientemente luci e ombre e anticipando, per certi aspetti, sensibilità che saranno proprie di artisti come Constable e Turner. L’elaborazione cromatica, fatta di tonalità morbide e avvolgenti, rimanda invece alla lezione di Tiziano. Di particolare interesse è anche la storia critica del dipinto: la prima attribuzione ad Annibale Carracci si deve a Hermann Voss, che la formulò nel 1919, quando l’opera si trovava nella collezione Platky di Lipsia. Il dipinto passò quindi nella collezione di Fritz Haussmann a Berlino, dove Voss lo menzionò nuovamente nel 1931. Fu probabilmente lo stesso Haussmann a cederlo in seguito a un collezionista svizzero, i cui eredi lo hanno conservato fino ai giorni nostri.
- VOENA - Doppio ritratto di Pietro Paolini (metà XVII secolo ca.)
Il “Doppio ritratto” di Pietro Paolini, esposto da Voena e dipinto intorno alla metà del XVII secolo, sembra voler chiamare il visitatore a far parte della scena. Siamo di fronte alla piena maturità dell’artista, che al naturalismo unisce un approccio più meditativo e simbolico, ancora più evidente nel genere della ritrattistica. Intorno ad un tavolo, si trovano due figure maschili sedute: un giovane uomo a sinistra di chi osserva e un uomo maturo e barbuto, sulla destra. Sullo sfondo una libreria, sui cui scaffali sono accatastati alcuni libri e un’erma. Sulla tavola, altri volumi, alcuni chiusi e altri aperti e due fogli ripiegati, uno dei quali reca la firma dell’artista. Come si legge nel catalogo BIAF 2026, il personaggio più anziano potrebbe forse essere identificato con il pittore lucchese Stefano Coli, amico dell’artista, sulla base di un’iscrizione frammentaria che emerge nell’estremità sinistra del dipinto. Entrambi indicano un grosso libro aperto davanti a loro, forse suggerendo che la via da seguire a ogni età potrebbe essere quella dello studio e della meditazione. La scena è più che mai intima e ogni gesto è illuminato da una luce fioca che rimanda a un confronto tra generazioni, vita attiva e vita passiva. Il dipinto compare già nella collezione Mansi, nel 1921 fu esposto a Lucca e l’anno successivo a Firenze, ma è documentato anche in fonti ottocentesche.
- HARTFORD FINE ART – LAMPRONTI GALLERY – “Il casino del cardinal Annibale Albani sulla via Aurelia, Roma” di Gaspar Van Wittel, detto Vanvitelli (1719)
Una raffinata veduta della campagna romana, dominata da un elegante casino di delizie e dal suo giardino all’italiana, è uno dei capolavori di Hartford Fine Art – Lampronti Gallery. Alcune guardie a cavallo presidiano l’ingresso alla proprietà e regolano il passaggio lungo la strada, mentre all’interno del giardino si muovono religiosi e aristocratici. Affacciato alla prima finestra sulla sinistra compare papa Clemente XI Albani, riconoscibile anche dalla ferula papale che emerge alle sue spalle. Il pontefice osserva dall’alto il giardino e la vita che si svolge intorno alla villa, in una scena che restituisce con grande immediatezza l’atmosfera della Roma del primo Settecento. Van Wittel - la cui firma campeggia verso il centro del dipinto e accanto alla data di esecuzione dell’opera - attraverso un insolito punto di vista ribassato, riunisce nel paesaggio alcuni dei luoghi più riconoscibili di Roma: le Mura Leonine e la cupola di San Pietro, Villa Lante e Villa Aurelia, fino al Quirinale sullo sfondo. La strada che attraversa la scena è l’antica via Aurelia, allora diretta verso la campagna oltre le Mura Vaticane. Come si legge nella scheda di Alessandro Cremona, il luogo raffigurato, inizialmente identificato come Casino Massinaghi-Chigi, è oggi riconosciuto come la villetta appartenuta al cardinale Annibale Albani, passata poi ai Chigi e, alla fine del Settecento, a Girolamo Bersani. Il dipinto ne conserva la memoria: il casino, i giardini, le fontane e lo stemma degli Albani sulla cancellata, elementi di un’elegante dimora suburbana oggi scomparsa. L’inaugurazione della villa alla presenza del pontefice dà vita a un soggetto insolito per l’artista, diventando così il ritratto di una Roma che il tempo avrebbe completamente trasformato.
- SOCIETÀ DI BELLE ARTI – “Nudo femminile” di Giovanni Boldini (1904 ca.)
Fra le opere presentate da Società di Belle Arti vi è quel piccolo, ma più che mai seducente, “Nudo femminile” di Boldini (1904 ca.), capace di catturare immediatamente l’attenzione nonostante le sue dimensioni contenute. Al centro della composizione, un’elegante figura femminile completamente nuda si sfiora i capelli raccolti dietro la nuca. Un dettaglio particolarmente delicato, perché il gesto della mano sinistra fa sfuggire una sottile ciocca dall’acconciatura, che si posa sul polso, quasi a seguire il movimento della mano e a sottolinearne la naturalezza. Con l’altra mano, la donna si appoggia a uno scorrimano, appena suggerito dalle confuse linee della pittura. Gli occhi abbassati e le palpebre socchiuse conferiscono al volto un’espressione di apparente timidezza, accentuata dalle guance rosate e dalle labbra carnose. È il corpo, così sicuro e disinvolto, a tradire questa pudica ritrosia: la donna dalla pelle morbida e candida, esprime infatti una sensualità raffinata, mai volgare.
Ginevra Poli

