All’M9 di Mestre è tempo di “noir” con Pietro Finelli
Pittura e cinema noir si incontrano nell’attuale mostra di Piero Finelli allestita nella Sala Orizzonti dell’M9 di Mestre. Da molti anni l’artista conduce una ricerca sul rapporto tra pittura, cinema e costruzione dell'immagine e a ogni tappa del suo progetto si pone l’obiettivo di instaurare un dialogo sia con gli spazi sia con l'identità dell'istituzione ospitante. All’M9 quindi sono state allestite opere e installazioni che vogliono delineare una sorta di mappa urbana, invitando il visitatore ad immergersi nella penombra e ad attraversare una sorta di “topografia visiva” esplorando i collegamenti e i rimandi tra le strutture del museo e le forme della pittura.
La selezione delle opere si è concentrata in particolare sul "periodo d'oro" di Finelli, cioè sui lavori datati agli anni Novanta e realizzati a olio e foglia d'oro su tela; si accostano poi produzioni più recenti che esplorano il tema del noir. Queste ultime, in particolare, evocano fotogrammi di film in realtà mai girati, dando corpo al concetto di "film senza film": non una raffigurazione, quindi, ma una reinterpretazione del linguaggio cinematografico tipico del genere noir basata sull’analisi dei meccanismi con cui la realtà viene filtrata e percepita dall’osservatore. L’artista riesce così a smontare le illusioni del presente e a restituire alla pittura la sua forza di indagine critica. Oltre ai dipinti, alle installazioni al neon e agli arredi, la mostra presenta anche l’arazzo Two, Noir LXXXVII, realizzato appositamente per la mostra in collaborazione con Building Gallery di Milano; non mancano delle proiezioni a rotazione di quattro caposaldi cinematografici internazionali: La donna del ritratto (Fritz Lang, 1944), Vertigine (Otto Preminger, 1944), La donna che visse due volte (Alfred Hitchcock, 1958) e Sono Yo No Tsuma (Yasujiro Ozu, 1930).
“Quella di Finelli è una pittura colta, nei riferimenti e nelle intenzioni, una pittura visiva che apre finestre immaginarie sul passato e conduce per mano al centro della scena, per lasciare poi soli nel flusso delle impressioni pronti a commuoversi, a partecipare, per quanto ignari, alla sfida che ogni artista ingaggia per conto di tutti alla morte, come insegna Bergman in Il Settimo sigillo”, spiega la curatrice della mostra Maria Fratelli. “Con Noir Time il museo prosegue la sua indagine sui linguaggi visivi del presente, sotto l’insegna di M9 Contemporaneo, offrendo al pubblico una mostra in cui la pittura si fa strumento analitico di decodifica della realtà. Il lavoro di Pietro Finelli si inserisce con naturalezza in questo percorso: nell'epoca della riproducibilità digitale e della stratificazione delle immagini, accogliere un progetto che scompone e ricodifica la grammatica del cinema attraverso la pittura significa invitare i visitatori a esercitare uno sguardo critico e consapevole sulle finzioni e le narrazioni della nostra quotidianità”, conclude Serena Bertolucci, Direttrice di M9 – Museo del ’900.
Marta Santacatterina

