Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti protagonisti al MA*GA di Gallarate
QUI E ALTROVE. GLI AMBIENTI DI PAOLO SCHEGGI 1964-1971
Paolo Scheggi è stato un punto di riferimento dell’arte contemporanea italiana e internazionale del secondo Novecento: erede dello Spazialismo di Lucio Fontana e tra i capostipiti della pittura monocroma e oggettuale, l’artista è oggi protagonista di una mostra allestita a Gallarate. Il progetto, messo a punto in collaborazione con l’Associazione Paolo Scheggi, è curato da Ilaria Bignotti, curatrice scientifica della stessa associazione, e dalla direttrice del MA*GA, Emma Zanella. Il focus dell’esposizione è la ricerca di Scheggi sull’integrazione plastica nell’architettura, di cui sono espressione i diversi progetti vivibili e percorribili realizzati tra il 1964 e il 1971, alcuni dei quali ricostruiti dall’Archivio Paolo Scheggi.
La mostra, che si comprende 60 opere tra fotografie, documenti e maquette, è pensata anche per celebrare l’ingresso nelle collezioni permanenti del Museo MA*GA - grazie alla vincita del bando PAC Piano per l'Arte Contemporanea 2025 - dell’opera di Scheggi Struttura modulare (1967), composta da tre fogli di legno dipinto, sovrapposti, fustellati e attraversati da due file ordinate di fori perfetti che creano giochi di ombra e luce. I temi della percezione e dell’esperienza del fruitore dello spazio dove l’opera si estende in ambiente percorribile sono evidenti già nella maquette dell’opera Compositore cromo-spaziale (1964), esposta dall’artista alla Triennale di Milano del 1964, nella sezione a nata dalla collaborazione con Bruno Munari e Marcello Piccardo; alla fine del decennio queste ricerche assunsero poi connotazioni concettuali e performative. Tra le altre opere e sculture spicca la ricostruzione storica e filologica di due ambienti imponenti, finora dispersi dopo la loro esposizione in due mostre dei primi anni Settanta: la Piramide. DELLA METAFISICA e la Tomba della Geometria. Risale al 1971, infine, l’installazione dei 6profetiper6geometrie, l’ultimo lavoro che lo stesso Scheggi considerava un testamento spirituale per la sua capacità di unire il rigore della geometria con il messaggio metafisico.
Parallelamente alla mostra su Paolo Scheggi, il MA*GA rende omaggio a Vincenzo Agnetti (1926-1981), uno dei più importanti protagonisti dell’Arte Concettuale italiana del Novecento. Attraverso 30 opere, la mostra è curata da Alessandro Castiglioni e documenta l’interesse dell’artista per la fotografia concettuale e per un linguaggio che mette al centro la capacità narrativa del frammento fotografico, nonché il confronto con la letteratura e con la tecnologia. Anche in questo caso, il museo ha appena acquisito tre opere di Agnetti appartenenti al ciclo Dopo le Grandi Manovre. Punto di raccordo tra questa esposizione e quella dedicato a Paolo Scheggi è Il Trono. Levitazione secondo Agnetti & Scheggi: un’opera realizzata a quattro mani dai due artisti nel 1970. Infine, negli spazi espositivi è allestito focus dedicato a Giovanni Ferrario e intitolato Stato di quiete, un progetto inedito costituito da sedici nature morte realizzate con l’intelligenza artificiale.
Marta Santacatterina

