Art e Dossier

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elisa anfuso: biografia

Elisa Anfuso, giovane ma già riconosciuta artista catanese, in questi suoi recenti lavori, rivela uno sguardo sospeso tra le maglie del moto continuo dell’esistenza.

La danza narrativa, espressa anche con lo strumento del trittico, si esprime sottile e ambigua ora celandosi tra le pieghe dell’esperienza passata, ora affermandosi con forza tra le pieghe di un vivere consapevole, mai prevedibile.

Si avverte, decisa, la ricerca concettuale che induce e conduce all’ulteriore riflessione sugli aspetti più profondi e le conflittualità dell’evoluzione individuale e sociale. Il taglio spiccatamente fotografico delle inquadrature rafforza il senso cinematografico del racconto, ponendosi come forte strumento evocativo ed è gancio per "l' introiezione simbiotica” tra fruitore e artista, nel caos ordinato dell’esperienza comune. I protagonisti di questi fotogrammi appaiono “frizzati” in un fermo immagine di cui si fa fatica a contenere la forza dinamica e, infatti, non vi si riesce.

La stasi diventa lotta e la rivincita è meta. La fragilità è forza, la consapevolezza è perdono.

Così mentre I passi all’indietro non fanno rumore, Molly ha spiccato il volo con la forza e la dolcezza di chi sta imparando a proteggersi ma sa già proteggere con materno Riguardo.

È la metafora della vita che viene trafusa in queste opere, il “manuale d’istruzioni” dove capita di naufragare in maschera e da cui è sempre possibile riemergere con la forza di ali che sanno nuotare.

La ricerca concettuale, quindi, si sposa con la perizia tecnica in perfetta armonia, regalando al fruitore l’atmosfera ideale per un viaggio ermeneutico nel quale è possibile perdersi senza smarrire la rotta.

L’espressione cromatica, infatti, al tempo stesso eterea e marmorizzata accresce il senso di astrazione nei confronti del reale, restituendo un senso di spaesamento, a tratti surreale, che si veste di attesa, di pause silenziose e di riconquistati slanci. Si percepisce una carica emotiva elegante e dirompente.

Le pieghe dei tessuti si fondono morbide ai chiaroscuri tonali e gli sguardi, celati e rivelati, mantengono viva la tensione. L’uso attento degli scorci, suggerisce il “non visto” e sposta l’attenzione su ciò che accade al di fuori del dipinto, in un vortice ammaliante di input immaginifici e di suggestioni favolistiche.

Peccato solo che quei graffi che l’artista usa fare sulla tela, rovinino quei “capelli che sembrano veri” e quelle “mani che, davvero, sembrano una fotografia”. Peccato che è tutto perfetto ma “Oddio! C’è una donna nella vasca da bagno; vestita!” però, certo, “il vestito sembra vero”. Peccato che, a volte, da alcuni graffi, capiti che esca del sangue, ricordandoci di essere ancora vivi. E se poi stare vestiti dentro una vasca da bagno, fosse preferibile a camuffarsi nel ballo in maschera della “normale” quotidianità?

Bene quindi, si dia inizio alle danze! Perché in queste opere c’è la possibilità di ballare, rapiti da una musica onesta e convenzionale quanto basta, per non esserlo.

Egidio Liggera

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