Art e Dossier

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gerardo amante: biography

Quando Gerardo Amante si trasferisce a Moirago, per abitarvi, a un tiro di schioppo dal Naviglio di Pavia, non avverte che l'incontro col borgo dello Zibidese avrebbe determinato una svolta anche nella sua pittura.
Lo attende un contrasto forte, sempre sotto'occhio: da una parte la campagna ancora libera, e dall'altra i falansteri di Rozzano inesorabili e minacciosi come truppe corazzate lungo la linea del fronte, tra lande d'asfalto al ribollio, dardeggiate dal sole estivo.
Se ci si rivolge verso le superfici ben coltivate, verso gli specchi di risaia splendenti nella luce di primavera, in direzione di Lachiarella o di Santa Marta, il profilo dell'orizzonte è una linea appena mossa che inganna i frettolosi. Basta infatti imboccare, a piedi, un viottolo che si inoltra nei campi, perchè, d'un tratto, le visuali mutino con sequenze vitalistiche: si affianca una roggia, si incrocia un nodo di derivazione, si saluta una filare di pioppi o un ontano isolato; l'apparire di una cascina o di un mulino, di una siepe o di una macchina, il levarsi in volo di un airone o di una garzetta non rassicurati dalla nostra presenza irraggiano i pensieri.
È il 1991. Amante sino all'epoca aveva simpatizzato per i paesaggi toscani o di quel meridione che ha dato i natali ai genitori; paesaggi dominati dall'ocra e dal giallo che necessitano delle linee delle colline per profilarsi. Improvvisamente l'irriguo milanese entra nelle sue tele preponderante, proiettato sui verdi smeraldo, sui violetti, sugli azzurri a intonare vegetazione e acque comunque declinate: fosso, roggia, canale, specchio di cava o di fontanile. Il segreto di questo paesaggio è l'acqua. E l'acqua finisce per diventare indispensabile nelle architetture delle sue tele. Quelli che erano primi piani immobili vengono squarciati a mostrare l'elemento vitale.
L'artista fa adagiare l'osservatore sognante e rapito in riva ad acque pacifiche, tutte assorbite nel gioco di riflettere il cielo; conduce il suo sguardo lontano lungo corsi sinuosi o rettilinei che si disperdono dentro l'orizzonte; la tela è tradotta in un racconto irreale, un idillio - spesso alimentati dal gioco del tromp l'oeil -, alla cui realizzazione contribuiscono le raffinate capacità tecniche, la levigatezza del tratto, una tavolozza floreale; insinua la scienza dell'effimero per una realtà che se oggi ancora ci circonda potrebbe domani scomparire, di colpo o lentamente nello stillicidio.
L'approccio a questo mondo che pare scaturito da un poemetto georgico, si afferma dentro un itinerario personale esplicitato in passato in espressioni per noi del tutto inattese, a ogni buon conto coerenti. Le prove che Amante aveva dato nel settore dell'illustrazione, recuperate dal fondo di un cassetto per questa mostra, ne danno conferma. Sono la scuola del fumetto di Via Savona e la collaborazione con l'illustratore Roberto Todaro a fornirgli l'abilita' tecnica, la resa efficace attraverso l'uso spigliato della spatola ed in pennelli soffici e sottili, l'attenzione al dettaglio.
Le scelte di Gerardo Amante hanno radici lontane; una passione per la pittura che gli è, direi, connaturale, se l'artista ci racconta dell'abilità manifestata quand'era ancora fanciullo. Perché la passione rimanga inalterata accetta i lavori più semplici che gli permettono di mantenere sempre fisso lo sguardo alla sua stella, corroborando questo cammino con le lezioni serali del Liceo Artistico.
L'incontro con la campagna del basso milanese gli consente di diventare interprete e protagonista di un genere che non ha mai raccolto in passato particolari simpatie presso gli artisti allineandosi istintivamente al generale movimento di riscoperta di quel paesaggio storico e di quel territorio; la sua, personale e partecipata, riscuote l'apprezzamento di un vasto pubblico.
Se da una parte il suo lavoro tende a confermarsi su binari ormai assodati e sperimentati, si manifesta più intenso e più materico laddove penetra l'anima di questa terra - oltre l'idillio rasserenato da macchie di papaveri o di lavanda - e si immerge nella forza delle stagioni contrastanti, come quelle della vita del resto; trova la sua espressione più coerente in dipinti come "campo arato" dove solchi e humus vanno a formare la tessitura della tela; un riquadro che si amplifica a dismisura impregnando gran parte della superficie: il violetto che alimentava necessità paesistiche in apparenza irrinunciabili, tende qui ad assaporare le brume di una giornata del tardo autunno quando cielo e terra di confondono.

Gerardo Amante è nato a Milano il 16 novembre 1961. Si è diplomato al Liceo artistico di via Hajech seguendo i corsi serali. La sua formazione pittorica è però prevalentemente autodidatta. Ha partecipato a concorsi in varie città d'Italia ottenendo premi e riconoscimenti.

Sito internet: www.amantearte.com

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