Art e Dossier

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Art History: ricerca iconografica

Amore e Psiche

Fonte di questo soggetto è una favola della tarda antichità, narrata da Lucio Apuleio nel suo romanzo Metamorfosi o l’asino d’oro (IV, 28-VI, 24). Psiche era una fanciulla tanto bella da suscitare persino l’invidia di Venere. Amore, inviato dalla dea con il compito di far innamorare Psiche di un essere miserabile e abietto, si innamorò di lei. La fece condurre nel proprio palazzo dove le faceva visita quando l’oscurità era ormai calata, imponendole di non posare mai lo sguardo su di lui. Psiche, incuriosita del misterioso aspetto dell’amante, una notte prese una lampada per guardarlo mentre dormiva. Ma una goccia d’olio cadde su Amore destandolo ed egli infuriato la cacciò e fece scomparire il palazzo. La fanciulla prese allora a vagare inquieta per tutta la terra alla ricerca del suo amante, superando difficilissime prove che Venere le imponeva. Fu infine Amore stesso che pentito implorò Giove di accogliere Psiche in cielo per potersi ricongiungere con lei. Un banchetto nuziale conclude la vicenda. Nel Rinascimento questo racconto rappresentava l’allegoria filosofica della tensione e dell’unione fra l’anima (Psiche) e il desiderio (Cupido-Amore), eterno dissidio dell’essere umano.