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Art History: ricerca iconografica

Ercole

Le imprese di Ercole o Eracle, eroe greco figlio di Giove e di Alcmena, sono narrate, tra gli altri, da Omero, Teocrito, Ovidio ed Esiodo. La sua forza leggendaria risale alla primissima infanzia quando, ancora nella culla, strangolò due serpenti che insidiavano il gemello mortale Ificle; il mito narra ancora che il piccole Ercole uccise il maestro di musica Lino lanciandogli uno sgabello o la lira. La scena di Ercole al bivio lo descrive già adolescente posto di fronte alla scelta tra Vizio e Virtù, nelle sembianze di due donne dalle fattezze opposte, imbellettata l’una, sobriamente abbigliata l’altra. Il giovane, dopo aver ascoltato le loro argomentazioni, sceglie la via della virtù, che offre piaceri meno immediati ma più duraturi. Impazzito per la vendetta di Giunone, gelosa di Alcmena, egli uccise i propri figli scambiandoli per quelli del cugino Euristeo, il quale gli ordinò le celebri dodici fatiche che Ercole affrontò dopo aver consultato l’oracolo di Delfi. La prima fu l’uccisione del leone Nemeo, di cui portò sempre con sé la pelle; seguono poi l’uccisione dell’Idra di Lerna, della cerva Cerinea, la cattura del cinghiale di Erimanto, la pulizia delle stalle di Augia, la caccia ai terribili uccelli dalle piume di acciaio che infestavano il lago di Stinfalo, la cattura del toro di Creta e delle giumente di Diomede re della Tracia, il ratto della cintura di Ippolita regina delle Amazzoni, l’avventurosa rapina dei buoi di Gerione, la raccolta dei pomi nel giardino delle Esperidi e l’incontro con Cerbero agli inferi. Le fatiche di Ercole sono state interpretate in chiave mistica come il difficile percorso dell’anima che si libera progressivamente dai lacci delle passioni e del corpo: secondo l’esegesi cristiana l’eroe classico è, infatti, figura di Cristo. Tra i numerosi episodi del ciclo mitologico si ricordano: la lotta con Acheloo primo marito di Deianira e con il gigante Anteo, la spedizione degli Argonauti, l’uccisione di Caco e l’incontro con la regina Onfale. Ercole morì divorato dal veleno che la moglie Deianira aveva versato su una veste pensando fosse un filtro d’amore. La sua figura incarna il mito dell’eroe coraggioso e invincibile; suoi attributi sono la clava e la pelle di leone.