Art e Dossier

Mirrored Fiction alla Mirrored Fiction

categoria: In galleria
26 February – 11 April 2026

MIRRORED FICTION

Roma
Galleria Gagosian.

Che cosa significa oggi parlare di realismo, in un’epoca in cui ogni immagine è potenzialmente manipolabile e ogni esperienza mediata? È da questa domanda, implicita ma insistente, che prende avvio Mirrored Fiction, il progetto espositivo presentato negli spazi romani della Galleria Gagosian. La mostra affronta il rapporto tra rappresentazione e realtà non come semplice questione di somiglianza, ma come campo di tensioni in cui si misurano potere, visibilità e costruzione dello sguardo. Al centro del progetto si colloca il lavoro dell’artista Duane Hanson. Le sue figure iperrealiste – uomini e donne colti in atteggiamenti ordinari, sospesi in una quotidianità priva di enfasi – producono un effetto di spaesamento sottile. La precisione anatomica, la resa minuziosa degli abiti e delle superfici epidermiche non conducono a un semplice trompe-l’œil tridimensionale; al contrario, rendono evidente la distanza tra corpo e presenza, tra somiglianza e identità. In questa tensione si annida una riflessione sulle gerarchie sociali, sul lavoro, sull’invisibilità di certe esistenze marginali. Hanson non monumentalizza l’ordinario: lo espone, lo isola, lo costringe a confrontarsi con lo spazio istituzionale dell’arte. Attorno a questo nucleo, il dialogo con altri artisti amplia la questione del realismo oltre la dimensione scultorea. Le fotografie di Andreas Gursky trasformano ambienti produttivi, architetture commerciali e paesaggi globalizzati in immagini di vertiginosa complessità, dove l’accumulo di dettagli convive con una costruzione quasi astratta. La realtà, pur registrata con apparente oggettività, si rivela organizzata secondo logiche di ripetizione e sistema.

Diversamente, le superfici riflettenti di Jeff Koons introducono lo spettatore all’interno dell’opera, rendendolo parte attiva del dispositivo visivo. L’immagine non è più soltanto osservata: viene restituita, deformata, inglobata in un circuito che richiama i meccanismi del desiderio e del consumo culturale. Le presenze di Félix González-Torres, Adam McEwen e Bruce Nauman introducono ulteriori slittamenti, tra sottrazione, linguaggio e tensione concettuale. Qui il realismo si fa allusione, traccia, esperienza percettiva che coinvolge il corpo e il tempo.

Nel suo insieme, Mirrored Fiction non offre una definizione univoca del reale. Piuttosto, suggerisce che ogni immagine è una costruzione, uno specchio che restituisce non soltanto ciò che vi si riflette, ma anche le condizioni culturali che ne orientano la visione. In questa ambivalenza risiede la forza critica della mostra: ricordare che ciò che riconosciamo come “vero” è sempre, in parte, una finzione condivisa. 

Sara Draghi