A Torino si confrontano Beato Angelico e Bartholomeus Spranger
In occasione del rientro ai Musei Reali di Torino della Madonna dell’Umiltà di Beato Angelico, che era stata prestata per la rassegna monografica da poco conclusa a Palazzo Strozzi, l’istituzione torinese propone una mostra dossier che accosta per la prima volta la pionieristica invenzione iconografica del Giudizio Universale elaborata tra 1425 e 1428 da Fra Giovanni da Fiesole e la rielaborazione del pittore fiammingo Bartholomeus Spranger, il quale si ispirò proprio alla tavola dell’Angelico.
Allestita nello Spazio Scoperte al secondo piano della Galleria Sabauda, l’esposizione propone un dettagliato confronto formale e concettuale tra le due opere: la tavola eccezionalmente concessa dal Museo di San Marco di Firenze costituisce la prima rappresentazione nota del Giudizio Universale realizzata da Beato Angelico che, durante la sua carriera, tornerà più volte su questo tema. Fonte del pittore è la lettura della Città di Dio di sant’Agostino d’Ippona, tipica della tradizione teologica medievale e in base alla quale la composizione prevede in alto la figura di Cristo Giudice in gloria, circondato dalla Vergine, da San Giovanni Battista e da una schiera di santi, mentre nel registro inferiore una doppia fila di sepolcri aperti separa i beati a sinistra, intenti a rendere grazie a Dio mentre vengono guidati dagli angeli verso la Gerusalemme celeste, dai dannati raffigurati sulla destra, sospinti dai demoni nelle profondità dell’Inferno, al cui centro campeggia Lucifero.
Il Giudizio Universale di Spranger, appartenente alle collezioni della Galleria Sabauda, venne commissionato da papa Pio V intorno al 1571 per il convento domenicano di Santa Croce a Bosco Marengo. In questo dipinto su rame il fiammingo interpreta l’impianto compositivo e la complessità decorativa di Beato Angelico mediante una sensibilità aggiornata sulle prescrizioni della Controriforma e opta per una tavolozza più naturale.
Scopo della mostra è quindi di indagare le modalità di ricezione, rielaborazione e trasmissione di un modello figurativo di straordinaria fortuna, rivelandone sia le permanenze sia le trasformazioni subite nel passaggio dal primo Rinascimento al pieno Manierismo.
Didascalie e pannelli didattici consentono ai visitatori di orientarsi tra le complesse componenti iconografiche e di riconoscere i personaggi raffigurati, inoltre nella seconda sala vengono illustrati i risultati di alcune indagini scientifiche non invasive effettuate sul dipinto di Spranger, accostandoli a quelli relativi restauro della tavola di Beato Angelico effettuato nel 2019. Ulteriori approfondimenti emergono dal confronto con la Madonna dell’Umiltà, capolavoro maturo dell’Angelico entrato nelle collezioni sabaude nell’Ottocento, e con le tavolette raffiguranti due Angeli.
Marta Santacatterina

